(Un articolo fantastico direttamente da Orizzonte48)
Da Riccardo
Seremedi riceviamo e pubblichiamo questa nuova puntata della sua accurata
cronaca delle vicende Ucraine: raramente qualcuno si farà carico, specie in
Italia, di una ricostruzione così profonda e documentata.
Si esce dal "sentito
dire" e dalla "rimozione" suggestiva dei media e si connettono fatti pubblici ma
"oscurati", dichiarazioni ufficiali, inchieste giornalistiche e tracce della
diplomazia , collocando gli eventi
in uno scenario impressionante.
DIES
IRAE
Forze oscure e potenti si sono mosse in
questi ultimi giorni in Maidan Nezalezhnosti a Kiev e, attraverso i loro
sgherri, hanno finalmente disvelato le vere intenzioni che le persone più
accorte avevano già compreso.
Ciò che è realmente in pericolo, oltre
all'integrità territoriale di una nazione sovrana, è la possibilità di ponderare
un modello di società alternativo al Pensiero Unico imperante, un modello che
preveda ancora “l'essere umano” - con i suoi bisogni e aspirazioni – come il
fulcro dell'azione politica.
Dietro ai turpi “Maidan puppets” abbiamo due modi
antitetici di vedere il mondo: da un lato c'è Vladimir Putin, l'uomo che ha
ricostruito la Russia – dopo che il decennio Eltsin aveva relegato il Paese
al rango di protettorato americano, con un manipolo di oligarchi
filo-occidentali che saccheggiò metà della ricchezza nazionale – seguendo un
modello che privilegia le risorse e il benessere nazionale, non disgiunti da una
visione comune e condivisa – e non per questo demodé – della famiglia
e della
società civile; dall'altro abbiamo il binomio Stati Uniti – Unione
Europea, i tedofori del Washington Consensus e delle grandi corporations
economico-finanziarie globali – per le quali l'uomo è un mero oggetto-merce
funzionale al loro profitto – portatori della retorica dei“diritti
cosmetici” e della “famiglia algebrica”.
La crisi ucraina – come
si ricorderà - è iniziata con il rifiuto del presidente Yanukovich di
aderire all'Accordo di Libero Scambio (DCFTA) di fine novembre a Vilnius; sono
seguite giornate convulse nelle quali la cosidetta “Euromaidan” si è popolata
magicamente di persone, spesso reclutate per pochi dollari l'ora, con migliaia
di vessilli UE nuovi di zecca spuntati da chissà dove... “Dietro garria
co'l vento l'Imperial bandiera”.
Questo è il periodo in cui vengono
seguiti i dettami del celeberrimo “Manuale Sharp” e le “proteste”
seguono un andamento intimidatorio e meno violento, tralasciando le occupazioni
e le scorribande delle squadracce di “Svoboda”.
La “proposta” europea – assolutamente
irricevibile per un paese normale, figuriamoci per l'attuale Ucraina – avrebbe
consegnato il Paese, “incaprettato” perbenino, all'orda mondialista già in
fiduciosa attesa.
A
rovinare loro i piani è arrivato Putin – proprio lui – il Mostro, che si
è permesso di negare un “radioso e prospero avvenire” al nobile popolo ucraino;
è successo che, verso la metà del dicembre scorso, il
presidente russo hastaccato un assegno da 15 miliardi di dollari per
consentire al Paese di salvarsi dalla bancarotta ed ha ridotto il prezzo del gas
da 400 a 268,5 dollari per metri cubi, surrogando con i fatti le biascicate
promesse di aiuto finanziario dell'Unione Europea, sempre subordinate, va da sé,
alle famose “riforme strutturali”.
Apriti cielo!
Tutti i politicanti europei e americani
si sono stracciate le vesti accusando la Russia di voler ricostituire una nuova
Unione Sovietica, di voler interferire nelle vicende interne di un Paese
sovrano, aiutati in questo dalla zelante opera di “informazione” dei media
occidentali; sono veramente bizzarre e senza pudore le accuse di ingerenza nei
riguardi di Putin, quando questo stuolo di cortigiani si è presentato sulla
piazza – un giorno sì e l'altro pure – con “l'opposizione” per contestare un
governo democraticamente eletto su una legittima decisione in materia economica;
“DEMOCRATICAMENTE ELETTO” si badi bene, perché questo è un concetto che
deve essere sempre rimarcato con forza, indirizzato soprattutto verso il codazzo
di lacchè e opportunisti – specie nel “semenzaio” italiano - che blaterano di “dittatura”.
Coloro i quali hanno ironizzato sulle
parole di Putin – che motivava l'aiuto concesso con il sentimento di fratellanza
russo-ucraino – dovrebbero studiarsi la storia della Russia, ne trarrebbero
utili ammaestramenti: apprenderebbero che i primi nuclei della civiltà russa
nascono verso la fine del IX secolo proprio intorno a Kiev, entro i confini di
uno stato che prese il nome di “Rus' di Kiev” e tale legame è
sempre rimasto molto forte, fatta forse eccezione per i territori più vicini
alla Polonia.
Nel suo libro “L'inganno e la paura”
(2009), Pino Arlacchi fa una serie di interessanti osservazioni: “[...]
Nella destra e nella sinistra europee dilaga oggi la moda del 'Putin-bashing'.
Dare addosso al Primo Ministro/Presidente russo e al suo – non importa quanto
vero o presunto – autoritarismo è uno sport iniziato nel 1999, con il suo arrivo
al vertice della Russia[...] La Russia odierna è una democrazia capitalistica
che nel corso degli anni Novanta ha assistito senza reagire al distacco di
numerose regioni della federazione che essa stessa guidava, e al crollo dei
regimi comunisti nella sua zona d'influenza in Europa orientale.Trasformare la
Russia in una minaccia alla sicurezza mondiale inventandone spinte
imperialistiche e pulsioni antioccidentali, spingendo la NATO fino ai suoi
confini, provocandola con l'installazione di basi antimissilistiche in Polonia o
nella Repubblica Ceca, o istigando e armando contro di essa stati confinanti
come la Georgia significa mettere in pratica il grande inganno a spese di tutti
noi[...]”.
Putin avrà sicuramente dei difetti e le
iniziative che ha compiuto saranno state valutate in base a futuri riscontri
politico-economici ma, trovando conforto nelle parole di Arlacchi, le accuse
mosse al Cremlino sanno di rancido: se c'è qualcuno che può permettersi di
parlare di fratellanza slava questo è proprio un figlio di quelle lande, non
certo un Kerry, o un Barroso con le sue incartapecorite scartoffie, nelle quali
i concetti di “fratellanza” e “democrazia” sono derubricati a puro
lemma.
Basti vedere il malcelato livore e
l'acredine di cui politici e media occidentali hanno fatto mostra
nell'approcciarsi e nel presentare le Olimpiadi invernali di Sochi per
comprendere quanto la nuova Russia dia fastidio; si è parlato di sperpero di denaro pubblico
per un'ostentazione di potenza degna di uno zar, della defezione di Obama - a cui ha fatto seguito quella del caudatario
Hollande e degli altri “valletti di palazzo”-
per le “discriminazioni” che il Cremlino eserciterebbe nei confronti dei
“diritti degli omosessuali”, e delle immancabili Pussy
Riot. ()
Molto più gravi e volte chiaramente a
creare un artificioso clima di tensione sono state le notizie apparse sui media
anglosassoni: a fine gennaio, il governo inglese avvertiva “che
attentati in Russia (dopo
l’attacco a Volgograd di dicembre) molto
probabilmente si verificheranno prima o durante le Olimpiadi invernali di
Sochi“. (BBC, 27 gennaio 2014); anche la CNN contribuiva ad
alzare il polverone e pubblicava tempestivamente i risultati di un “autorevole”
sondaggio d’opinione (su un campione esiguo di 1000 persone): “il 57%
degli statunitensi pensa che un attacco terroristico sia probabile per i Giochi
di Sochi”.
Oltre al prestito e allo sconto sul
gas, Putin ha anche firmato 14 accordi che stabiliscono il
quadrogiuridico per progetti nell'hi-tech (spazio, aeronautica,
energia nucleare) e un nuovo porto multimodale sullo Stretto di Kerch;
per tutta risposta il Ministro degli Esteri svedese Carl Bildt ha dichiarato che
“ i prestiti di emergenza russi rischiano di ritardare ulteriormente le
urgenti riforme economiche e la necessaria modernizzazione dell'Ucraina nell'UE.
Il declino potrebbe continuare”.
Chapeau!
Più che proprio dell'Unione Europea –
segnatamente della Germania – l'interesse occidentale nella querelle
ucraina tende a confondersi con quello degli Stati Uniti, in prospettiva NATO;
nel suo libro “La Grande Scacchiera” (1997), il politologo polacco-statunitense
Zbigniew Brzezinski scrive: “Senza l'Ucraina, la Russia non è altro
che una grande potenza asiatica. Se la Russia riprende il controllo
dell'Ucraina, dei suoi 52 milioni di abitanti, delle ricchezze del sottosuolo e
del suo accesso al Mar Nero, essa ritornerà ad essere una grande potenza che si
estende su Europa e Asia”.
Ciò spiega la premura e le profferte
melliflue che arrivano d'oltreoceano affinché Kiev si risolva a entrare
nell'orbita UE; qualche ingenuo e candido sognatore potrebbe domandare: “Che
male c'è?! Gli americani hanno a cuore il benessere e la felicità di quel popolo
e l'Europa può essere la soluzione” .
Allora lasciamo che a rispondere sia
Hillary Clinton, quando più di un anno fa – nella veste di Segretario di
Stato – dichiarò che l'Unione Eurasiatica della Russia è “un movimento per
ri-sovietizzare la regione” e che “sappiamo qual'è l'obiettivo e
cerchiamo di capire i modi efficaci per rallentarlo o
impedirlo”.
A riprova di ciò in piazza a Kiev, con
Chris Murphy (Dem.) e John McCain (Rep.) il Senato
americano era rappresentato da entrambi
gli schieramenti, segno tangibile di un consenso condiviso sulla strategia
da adottare.
McCain, in particolar modo, si è
fatto apprezzare come oratore arringando la folla con boutade di questo
tenore: “A tutti gli ucraini, l'America è con voi. Il mondo libero è con
voi, io sono con voi. L'Ucraina farà un'Europa migliore e l'Europa farà
un'Ucraina migliore”; successivamente il novello Demostene ha incontrato
i leader dell'opposizione, l'ex pugile Vitalij Klitschko, l'ex Ministro
dell'Economia Arsenij Yatseniuk e l'estremista di “Svoboda” Oleh
Tiahnybok.
Alcune
settimane dopo questi avvenimenti, presso il Comitato per le relazioni
estere del Senato degli Stati Uniti si tenevano le audizioni parlamentari sugli
sviluppi in Ucraina; erano presenti – tra gli altri - anche i senatori Chris
Murphy e John McCain, freschi del loro recente viaggio a Kiev; nonostante
l'uditorio fosse di lignaggio e qualità
ben superiori alla piazza ucraina, la cifra stilistica dell'eloquio di
McCain non si è conformata all'illustre consesso; dopo aver rozzamente affermato
che l’Ucraina “è un
Paese che vuole essere europeo, non russo” e che il popolo ucraino “grida il
nostro aiuto“, ha proseguito ancora peggio dicendo non una, ma due
volte, che la Russia impone l’”embargo” sul cioccolato (!?) dell’Ucraina:
tale embargo al cioccolato sembra davvero suscitare la sua indignazione ma –
come vedremo più avanti – tutto si collega alle vicende di un oligarca ucraino
che ha avuto un ruolo di primissimo piano nel colpo di stato.
Tra le altre testimonianze ascoltate vi
erano quelle dell'assistente del Segretario di Stato, Victoria Nuland, e
del vice-assistente del Segretario di Stato, Tom Melia.
Quest'ultimo ha fornito parecchie
notizie interessanti; dalla dissoluzione dell'URSS nel dicembre del 1991, gli
USA hanno “investito” oltre 5 miliardi di dollari per l'assistenza
all'Ucraina.
La stessa amministrazione Obama, dal
2009 ha elargito 184 milioni di dollari per programmi presumibilmente destinati
a società civile, diritti umani et similia; è lecito chiedersi se tutti questi
soldi destinati a generiche “opere pie” siano investiti in
“Euromaidan”: un enorme palco con illuminazione e impianto
acustico, pasti caldi, internet ad alta velocità e chi ne ha più ne metta,
sono un rilevante impegno finanziario per quella che si suole definire “protesta
popolare”.
A suffragare questa ipotesi, i servizi
di sicurezza ucraini hanno pubblicato su Internet lo schema dei finanziamenti:
“Ogni caposquadra della resistenza ha avuto promessa una ricompensa in
denaro. 200 dollari al giorno per ogni combattente attivo e altri 500
se il gruppo è di oltre 10 persone. I coordinatori vengono pagati almeno
2000 al giorno per alimentare gli scontri del gruppo controllato, eseguendo
azioni offensive contro agenti di polizia e rappresentanti delle autorità
pubbliche. L'ambasciata statunitense a Kiev ha ricevuto contanti. Combattenti
attivi e leader ricevono i pagamenti sui loro conti
personali”.
Dennis
J. Kucinich membro del Congresso degli Stati Uniti ha rivelato i piani
statunitensi: “Mentre il piano dell'UE sull'Accordo di Associazione viene
spacciato come economicamente vantaggioso per i cittadini ucraini, in realtà
appare come il cavallo di Troia della NATO: una massiccia espansione della
posizione militare della NATO[...] Il premio è l'accesso ad un Paese che
condivide una frontiera di 1426 miglia con la Russia. La mappa geopolitica
sarebbe drammaticamente rimodellata dall'Accordo, con l'Ucraina come nuovo
fronte della difesa missilistica occidentale alle porte della
Russia”.
E' dal 2007 che la Russia sta
rimarcando il carattere ostile della strategia NATO; gli americani sostengono
che il progettoantimissile
BMD sia essenziale per proteggere le installazioni statunitensi e della
NATO contro la minaccia dei nemici mediorientali - in particolare l'Iran; ma una simile giustificazione risulta allo
stato inverosimile, considerando che l'elevato numero di ispezioni a cui è
sottoposta la repubblica islamica non
farebbe emergere la benché minima opportunità di allestire un programma nucleare
di natura militare.
Il 25 novembre scorso, il Ministro
degli Esteri russo Lavrov – durante una conferenza stampa a Roma – ha
commentato che “se l'accordo con l'Iran viene attuato, il motivo
dichiarato per la costruzione dello scudo della difesa non sarà più
applicabile”.
Washington sta bluffando?
Così pare, data la significativa
risposta-ammissione data dal Segretario alla Difesa USA, Chuck
Hagel, che ha sottolineato che il concluso piano d'azione P5+1
riguardante il programma nucleare di Teheran “non elimina la necessità
degli Stati Uniti ed alleati europei di continuare ad attuare i piani della
Difesa missilistica in Europa”.
Quali siano le vere intenzioni del Pentagono
lo ha rivelato
l'ex-capo del programma
della difesa antimissile nell'amministrazione Reagan, il colonnello Robert Bowman; l'ex ufficiale americano ha dichiarato
che lo sviluppo dello scudo antimissile attorno alla Russia è prettamente
offensivo ed è volto a creare la possibilità di conseguire la “capacità
di primo colpo”, ovvero attaccare il suo unico rivale nucleare senza temerne la
rappresaglia, avendo tale sistema la capacità di intercettare e
distruggere i vettori nemici in fase di lancio.
Sia come sia, le proteste da metà
dicembre cominciarono a registrare un progressivo calo d'intensità e
partecipazione, segno che la strategia fin lì adottata non aveva sortito gli
effetti sperati; “l'opposizione”
si trovava spiazzata dall'atteggiamento cauto e pragmatico di Yanukovich,
con un governo che si era notevolmente trattenuto nell'affrontare i
“manifestanti” anche quando questi occupavano delle sedi istituzionali,
impegnandosi in negoziati con i leader dell'opposizione e offrendo concessioni
politiche come le dimissioni del premier Mykola Azarov.
In queste condizioni sarebbe stato
imprudente contribuire a rafforzare la narrazione occidentale del “dittatore”
che tiranneggia la popolazione, e l'uso di tattiche pesanti – anche in presenza
di gravi violazioni – avrebbe esasperato la situazione dando all'opposizione la
possibilità di “pescare nel torbido”.
A questo punto, visto che la
strategia del 2004 incentrata sulla sovversione mediante ONG non dava i
risultati sperati, è stato deciso un drastico cambio di passo.
Fermo restando l'imprinting egemonico
statunitense delle operazioni strategiche -
Germania e Polonia per motivi opposti -
hanno intensificato la loro opera sediziosa, più latente quella tedesca,
molto più sfacciata quella polacca.
Il governo del Primo Ministro
Tusk – coadiuvato dall'eminenza grigia Radoslaw Sikorski, Ministro
degli Esteri – ha rilasciato numerose dichiarazioni a sostegno dei manifestanti,
dichiarando loro “piena solidarietà” e rendendo pubbliche le
conversazioni telefoniche con Arsenij
Yatseniuk, uno dei tre leader dell'opposizione.
Le missioni diplomatiche polacche in
Ucraina erano volte a sostenere istituzionalmente un colpo di stato e a
collocare Varsavia in una posizione privilegiata in vista di negoziati
multilaterali post-conflitto.
Tuttavia, quello a cui mira il governo
polacco è molto di più che una semplice egemonia sub-regionale: l'interesse
inconfessato è la Galizia, una regione composta da tre provincie
dell'occidente estremo dell'Ucraina nonché oggetto di vecchia disputa
territoriale.
Proprio nell'oblast
di Lvov, una delle tre province, alcuni rivoltosi occupavano il locale
municipio e costringevano il Governatore regionale Oleh Salo a dimettersi; era
il segnale che denotava il cambio di passo nelle operazioni destabilizzanti e
che radicalizzava i futuri scontri.
Con puntuale sincronismo anche“Euromaidan”
vedeva l'inasprimento degli scontri con le prime vittime; motivo
scatenante delle proteste era l'entrata in vigore della legge “antidemocrazia”,
come veniva definita da Europa e Stati Uniti: taluno potrebbe domandarsi che
razza di governo liberticida sia quello che non ti consente di erigere
barricate, di occupare una piazza con tende e suppellettili, di nasconderti il
volto con un passamontagna e di occupare in massa un edificio
pubblico.
Facciamo alcuni esempi:
San
Francisco (California, USA) 17 novembre 2011 - La polizia ha arrestato
95 manifestanti del movimento Occupy Wall Street che erano entrati gridando
slogan in una sede di Bank of America e avevano provato a montare un
accampamento nell'atrio dell'edificio;
San
Francisco (California, USA) 7 dicembre2011 - Almeno 70 manifestanti del
gruppo Occupy Wall Street sono stati arrestati durante lo sgombro di un loro
accampamento […] precisando che oltre 100 agenti in tenuta antisommossa hanno
tirato giù le tende dei dimostranti, accampati in un parco del centro della
città;
New
York (USA) 15 novembre 2011 - La polizia newyorchese è
intervenuta a Zuccotti Park per sgombrare il quartiere generale di Occupy Wall
Street […] Gli agenti hanno arrestato 200 persone che si opponevano allo
smantellamento delle tende e per proteste. La situazione a Zuccotti Park era
diventata “intollerabile” e costituiva un “rischio per la sicurezza e
la salute pubblica”, ha spiegato il sindaco Michael Bloomberg;
Madrid
(Spagna) 26 settembre 2012 - A Madrid si è svolta la manifestazione del
movimento degli Indignados che si è conclusa con un bilancio di 64 feriti e 28
arresti […] Nel corso della protesta la polizia ha sparato proiettili di gomma
contro i manifestanti […] A quel punto sono cominciati gli scontri, in una
piazza gremita da qualche migliaio di indignados che chiedevano le
dimissioni del Governo per una manovra economica giudicata durissima e
iniqua[...]... e l'elenco potrebbe continuare con centinaia di casi
analoghi.
Viene da chiedersi perché ciò che viene
considerato normale fare – per molto meno – negli Stati Uniti
e in UE non sia invece consentito all'Ucraina, in circostanze peraltro
chiaramente più minacciose per il proprio ordine pubblico interno; dal
governo ucraino non abbiamo sentito strepiti e schiamazzi isterici a mezzo
stampa per queste operazioni di ordine pubblico occidentali, non si sono
invocate sanzioni internazionali per violazioni dei diritti umani, non abbiamo
visto Yanukovich o Azarov a braccetto con i leader del movimento, vero lady
Ashton?!
Con che coraggio François Hollande
condanna le violenze “contro le manifestazioni pacifiche” quando
si danno ultimatum
di questo tipo ad un governo legittimo, arrivando a minacciare
“elezioni o pallottole in fronte”, e constatando che queste
“manifestazioni pacifiche” vedono l'uso di molotov, spranghe,
sanpietrini, una
catapulta (!!) e tutta l'oggettistica per una premeditata guerriglia
urbana.
Nonostante i media atlantisti tacciano
servilmente su questa realtà, il fallimento di 2 mesi di “proteste” ha portato
gli USA e l'Unione Europea ad appoggiare politicamente e finanziariamente gruppi
neo-nazisti che avevano il preciso compito di provocare un “colpo di stato
mascherato”, da raggiungersi mediante lo spargimento di sangue in scontri di
piazza, attribuendo alle forze governative ogni sorta di nefandezze per far
poi scattare la condanna della “comunità internazionale”, con sanzioni e la
richiesta di un nuovo governo di “unità nazionale”, formula elegante per
definire un direttorio fantoccio.
Il 25 gennaio 2014, 29 leaders di
partiti politici e organizzazioni civili e religiose ucraine – tra cui l'ex
candidata alla presidenza e parlamentare Natalija Vitrenko – inviavano una lettera aperta al Segretario dell'ONU e
ai leader dell'Unione Europea e degli USA,denunciando il sostegno occidentale
alla campagna neo-nazista finalizzata alrovesciamento cruento di un governo
democraticamente eletto.
Nel documento si denunciavano “le
informazioni deliberatamente distorte dai media occidentali”, si
sottolineava che “la firma dell'Accordo di Associazione con l'Unione Europea
avrebbe portato al totale annichilimento delle proprietà statali […] e
avrebbe cancellato la sovranità nazionale dell'Ucraina […] trascinando il
Paese nel Joint Security and Defence Policy (l'integrazione dei
sistemi di difesa europei), un progetto anti-russo che prevede
l'espulsione della Flotta del Mar Nero della Federazione russa da
Sebastopoli e dalla Crimea, portando l'Ucraina nel blocco militare della
NATO[...]”.
A giudicare dagli eventi, l'appello
– peraltro assai circostanziato – non smuoveva di un solo millimetro i
destinatari della missiva dal mettere in opera quello che avevano
programmato; come già detto, si contava di far sloggiare Yanukovich con
l'eversione occulta delle ONG e della pressione mediatica occidentale, ma
l'esperienza del “golpe arancione” del 2004 era stata maestra e tutte le
provocazioni lanciate erano state disinnescate.
Occorreva quindi – come extrema
ratio – avvalersi di tutta quella geldra di neo-nazisti dichiarati,
picchiatori di estrema destra e “afghansy”, veterani delle guerre in
Afghanistan, Cecenia e Georgia; secondo il parlamentare ucraino Oleh Tsarjov,
350 ucraini sono rientrati dalla Siria, nel gennaio 2014, dopo aver combattuto
con i ribelli siriani.
Già tra il 30 novembre e il 1 dicembre
2013, i rivoltosi lanciavano molotov e sequestravano l'ufficio del sindaco di
Kiev, dichiarandolo “quartier generale rivoluzionario”.
Questi “manifestanti” del partito
“Svoboda” (ex partito nazionalsocialista) marciano sotto la bandiera
rossa e nera dell'Organizzazione dei nazionalisti ucraini di Stepan Bandera
(OUN-B), collaborazionisti filo-nazisti durante la Seconda Guerra
Mondiale; fonti ucraine riferiscono che il partito “Svoboda” effettuava
addestramento paramilitare nell'estate del 2013, mesi prima che il presidente
Yanukovich decidesse di non aderire all'UE.
L'OUN-B fu fondata nel 1929 e quattro
anni dopo Bandera ne era già il leader.
Arrestato con altri sicari per
l'assassinio del Ministro degli Interni polacco Bronislaw Pieracki, Bandera fu
liberato dal carcere nel 1938 e subito cooptato dal comando di occupazione
tedesco e, all'invasione della Wehrmacht in Unione Sovietica nel 1941, ricevette
2,5 milioni di marchi per compiere azioni sovversive contro Mosca, con forze
paramilitari di circa 7000 combattenti coordinati dai tedeschi.
Poco dopo l'invasione tedesca Bandera
si recò a Lvov, in Galizia orientale, per dar vita a uno stato ucraino unito e
sovrano con un altro leader dell'OUN-B, Mykola Lebed. (http://en.wikipedia.org/wiki/Mykola_Lebed)
Per questo motivo Bandera fu arrestato
e inviato a Berlino, e nel 1943 fu il pianificatore dello stermino di 70.000
civili polacchi ed ebrei in Volinia e Galizia orientale, con Lebed esecutore
materiale a capo della “Sluzhba Bespeki”, la polizia segreta
dell'OUN-B.
Dopo la guerra, Bandera fu reclutato
per lavorare nell'MI6, il servizio segreto di Sua Maestà, con una breve
parentesi nel BND (l'equivalente tedesco della CIA) prima di venire assassinato,
nel 1959, dal KGB in Germania Ovest; Lebed invece fu reclutato dalla CIA,
prendendo parte a numerose azioni di sabotaggio dietro la “Cortina di Ferro”,
tra cui “l'operazione Cartel”.
Nel 1985, il Dipartimento di Giustizia
statunitense avviò un'indagine sul ruolo di Lebed nell'opera di pulizia etnica
già ricordata, ma la CIA bloccò tutto e la storia morì lì.
Questa piccola digressione storica
serve a comprendere che le
reti create nel dopoguerra tra criminalità eversiva e servizi segreti
occidentali – retaggio di Bandera e Lebed – sono tuttora al centro nel putsch di
Kiev.
Il cambiamento “qualitativo” di
Euromaidan – passando dalle circa 200 mila persone delle prime settimane,
caratterizzate dalla prevalente presenza di bandiere nazionali e UE, alle
successive 40-50 mila, punteggiate da vessilli neo-nazisti – non poteva
essere taciuto da tutti i media occidentali: SIMON
SHUSTER giornalista di “TimeMagazine”, il 28 gennaio, titolava il suo
articolo da Kiev: “Criminali di destra dirottano la rivolta liberale in
Ucraina”, indicando un gruppo di picchiatori neo-nazisti chiamato
“Spilna Prava” (Causa comune, ma le iniziali in ucraino sono SS)
al centro dei tafferugli.
Il giorno seguente, il 29 gennaio, il“Guardian”apriva
con “In Ucraina, fascisti, oligarchi ed espansione occidentale
sono al centro della crisi”, con il catenaccio: “Le
storie raccontateci sulle proteste di Kiev sono sommarie rispetto
alla realtà”.
L'articolo poi proseguiva così: “Non
sapreste mai dalla maggior parte dei notiziari che nazionalisti di estrema
destra e fascisti sono al centro delle proteste e degli attacchi contro edifici
governativi. Uno dei tre principali partiti di opposizione che guidano la
campagna è l'estremista antisemita “Svoboda”, il cui leader Oleh Tiahnybok
sostiene che 'mafiosi moscoviti-ebraici' controllano l'Ucraina. Ma il senatore
americano John McCain era felice di dividere il palco con lui a Kiev, il mese
scorso. Il partito, che ora amministra Lvov, ha guidato una fiaccolata di 15
mila elementi all'inizio del mese, in memoria del leader fascista ucraino Stepan
Bandera, le cui forze combatterono con i nazisti durante la Seconda Guerra
Mondiale e che parteciparono al massacro di ebrei […] Ma adesso “Svoboda” è
stato affiancato nelle proteste da gruppi ancora più estremi, come 'Pravy
Sektor', che chiede una 'rivoluzione nazionale' e minaccia una prolungata
guerriglia”.
Counterpunch ha pubblicato il 29 gennaio un articolo
di Eric Draitser che chiosa: “[...] Nel tentativo di eliminare l'Ucraina
dalla sfera d'influenza russa, l'alleanza USA-UE-NATO, e non è la prima volta,
s'è legata ai fascisti” ; sarà interessante vedere gli azzimati Barroso e
Van Rompuy intavolare brillanti disquisizioni accademiche con i fini dicitori di
“Pravy Sektor”.
A tal proposito è rivelatore il breve
colloquio di SHAUN
WALKER, giornalista del “Guardian”, con tal Andriy Tarasenko, uno
dei coordinatori dei tagliagole in oggetto: durante l'incontro – tenutosi in un
caffè del centro, a Kiev – egli afferma che “per noi il problema non è
l'Europa, infatti l'unione con l'Europa sarebbe la morte dell'Ucraina. L'Europa
significa la morte dello stato-nazione, della Cristianità. Vogliamo un'Ucraina
per gli ucraini, governata dagli ucraini e non servire gli interessi degli
altri”, affermando che l'obiettivo del gruppo è appunto una “rivoluzione
nazionale”, che si tradurrebbe in una “democrazia nazionale” senza le
trappole del “liberismo totalitario” dell'Unione Europea.
Sergey
Kirichuk, un membro del gruppo “Borotba”, che pubblica una rivista
antifascista in Ucraina ha dichiarato che molti appartenenti a “Pravy Sektor”
vengono reclutati nell'ambiente calcistico tra i gruppi di hooligans di estrema
destra, che sono poi coloro che lanciano molotov e cercano di uccidere i
poliziotti; anche i paramilitari del gruppo “Patriota
dell'Ucraina” - l'ex ala militarizzata di “Svoboda” - sono stati presenti
in tutti i tafferugli, mascherati, indossando bracciali gialli e fotografati con
catene e mattoni, guidando gli attacchi contro i “Berkut”.
Già nel 2012, la presenza di
un'estrema destra violenta ed estremamente organizzata in Ucraina e
Polonia era diventata notizia globale in vista di EURO 2012; è probabile che già
da allora si siano gettate le basi per quello che è accaduto nelle ultime
settimane a Kiev.
Alcune fonti documentano che molti di
questi gruppi eversivi sarebbero stati preparati in basi militari della NATO
(guarda, alle volte, le coincidenze!), come nel caso
dell'UNA-UNSO
(Ukrainska Natzionalna Asambleya – Ukrainska Narodna Sambooborunu) in
Estonia nel 2006; l'UNA-UNSO fu fondata
da veterani della guerra in Afghanistan ed è caratterizzata da un radicale
nazionalismo ucraino, sentimenti antisemiti e antirussi. Diversi membri hanno
partecipato alla guerra in Cecenia con i ribelli di Groznyj, con l'esercito
georgiano nel conflitto con l'Abkhazia filorussa e nel 2008 in Ossezia del
Sud.
Durante la “rivoluzione arancione” del
2004 hanno supportato Viktor Yushenko contro Yanukovich e fungevano da
guardie del corpo a Yulia Tymoshenko.
Gli ultimi giorni di gennaio e i primi
di febbraio - oltre a moti di piazza –
vedono incrementarsi la pressione diplomatica e mediatica sull'esecutivo di
Kiev; il Segretario di Stato USA John
Kerry – evidentemente non trovando sconveniente la cosa – incontra
a Monaco diBaviera i rappresentanti dell'opposizione Vitalij Klitschko,
Arsenij Yatseniuk, Petro Poroshenko e, pensate un po', la cantante pop e
ambientalista Ruslana Lyzhychko, ai quali “conferma l'incrollabile sostegno
degli Stati Uniti alle aspirazioni democratiche ed europee dell'Ucraina” ,
sottolineando inoltre “la preoccupazione per le notizie relative alle
violazioni dei diritti umani, quali sparizioni e omicidi”.
In concomitanza con le parole di Kerry,
ecco apparire – con puntualità svizzera – uno degli scomparsi: si tratta del
babbusco Dmitro Bulatov, leader del movimento dissidente “Automaidan”
che racconterà di essere stato picchiato, di aver avuto mozzato un pezzo di
orecchio, di essere stato crocefisso e di aver sentito che i suoi rapitori
“avevano l'accento russo”.
La vicenda non è affatto chiara e le
immagini forniteci destano alcune perplessità: innanzitutto le mani (https://www.youtube.com/watch?v=yOOXFpK-HG4)
non sembrano recare ferite riconducibili a una crocefissione e i palmi delle
stesse – che potrebbero fugare ogni dubbio – non vengono mai mostrati; si
converrà che l'azione traumatica data dalla perforazione per mezzo di chiodi
debba produrre inevitabilmente danni importanti alle strutture tendinee, che
lascerebbero la morfologia e la funzionalità dell'arto assai compromesse e non
consentirebbero di manipolare alcunché; inoltre il volto non presenta
tumefazioni apprezzabili e le ferite con copioso sangue rappreso possono essere
riprodotte alla perfezione da un buon make-up artist: vedere per credere.(http://www.effettotrucco.com/pestaggi-ferite-e-contusioni/).
E' singolare il fatto che dopo una
settimana di oblio Bulatov riappaia a 5 Kanal, emittente privata del magnate
PETRO POROSHENKO - il “Re del
cioccolato” - proprietario del colosso
dolciario Roshen; è da questo particolare che - come anticipato poc'anzi
- le preoccupazioni, financo eccessive, del senatore McCain sull'embargo del
cioccolato trovano
una spiegazione plausibile: le ire del simpatico guascone erano – in realtà
- un interessamento dovuto per l'oligarca, un fedele alleato degli Stati Uniti
in momentanea difficoltà, e risulta quantomeno strana la coincidenza che proprio
il canale televisivo di Poroshenko – danneggiato dall'embargo russo – riporti le
prime parole del redivivo “attivista” che accusa dell'accaduto fantomatici
agenti russi.
Poroshenko , ex
Ministro degli Esteri e poi del Commercio, è uno degli uomini più ricchi ed
influenti del Paese nonché un filo-occidentale di ferro e promotore
dell'ingresso dell'Ucraina nella NATO; a questo proposito, nel 2009 si
espresse in questi termini: “Credo che con la volontà politica, un pubblico
auspicio a farlo, il sostegno del popolo ai politici in carica e una chiara e
giusta consapevolezza politica, si potrebbe realizzare l'adesione a membro NATO
entro un anno o due”.
Oleh Tatarov, vice capo del
Dipartimento Indagini al Ministero dell'Interno, ha denunciato in una conferenza
stampa che nessuna delle persone vicino a Bulatov vogliano collaborare, e
resterebbe da capire e soprattutto da spiegare quale governo possa essere
così stolto da compiere un'azione palesemente suicida, addirittura liberando
successivamente il sequestrato e consentendogli di raccontare l'accaduto anziché
semplicemente eliminarlo, il tutto poi sotto la pressione di USA, UE e di
tutto l'apparato massmediatico atlantista; ecco che le immagini cominciano a
provocare le reazioni attese, con la Casa Bianca che si dichiara “allibita
dai segni di torture sull'attivista” e la Ashton che si dice
“inorridita per gli evidenti segni delle prolungate torture e dei crudeli
maltrattamenti”.
Il colpevole già si è trovato e
Yatseniuk dice che “risponderà
dei suoi crimini” ; si viene intanto a sapere - proprio da Poroshenko (evidentemente
l'oligarca ne è diventato il portavoce) – che “l'attivista” Bulatov lascerà il
Paese per curarsi in un paese dell'Unione Europea (sarà la Lituania) “per
sfuggire al sicuro arresto e alla prigionia” ; anche questa affermazione
suona paradossale, considerando che lo status di ”martire” - mediaticamente acquisito - ha fatto di Bulatov la persona
più al sicuro di tutta l'Ucraina.
Nel frattempo, per rincarare la dose,
fanno il giro del mondo le immagini di un prigioniero ucraino nudo
nella neve, circondato da poliziotti che lo sbeffeggiano; peccato si
appare verosimlmente trattarsi di una montatura, evidenziata dalla
presenza di un ex funzionario del Ministero degli Interni – Andrej
Dubrovik – che aveva lasciato da tempo il suo incarico, diventando capo della
sicurezza del partito pan-ucraino “Patria” (Batkivshyna) della Tymoshenko:
secondo “Vremja”, questo film è stato girato da Andrej Kozhemjakin, regista
televisivo che lavora anche per la Tymoshenko.
I primi giorni di febbraio, i servizi
segreti russi intercettano e rendono pubblica una conversazione telefonica tra
il vicesegretario di Stato Victoria Nuland e il suo ambasciatore a Kiev
Geoffrey Pyatt; è la famosa telefonata del “Fuck the EU”, dalla
quale si evince come l'amministrazione Obama voglia chiudere in fretta la
“pratica Ucraina”.
E' l'apoteosi dello sdegno, con tutti
i
giornali UE che parlano della maleducazione della funzionaria, della slealtà
dei russi forse dimenticandosi dello scandalo clamoroso del “Datagate”
di pochi mesi prima; come al solito, tutto questo baccano è funzionale
all'occultamento della vera notizia: nella telefonata i due funzionari
USA pianificano la formazione del
prossimo governo ucraino che dovrà vedere l'ex tecnocrate Yatseniuk al
timone e il come dovrà funzionare il coordinamento continuo con il partito
fascista “Svoboda”, progettando anche gli interventi dell'ONU e del
vicepresidente Biden per garantire il successo al progetto.
Lo scorso 13 dicembre, Victoria Nuland
ha tenuto un discorso al National
Press Club - sponsorizzato da US-Ukraine
Foundation, Chevron
e Ukraine-in-Washington Lobby Group -
nel quale ella si compiaceva del fatto che Washington avesse speso speso
quei già citati 5 miliardi di dollari per fomentare l’agitazione e per
trascinare l’Ucraina nell’UE; (http://aurorasito.wordpress.com/2014/02/22/lucraina-alla-deriva-verso-la-guerra-civile-e-lo-scontro-tra-grandi-potenze/) una
volta preda dell’UE, l’Ucraina sarebbe “aiutata” dall’occidente attraverso il
FMI – presentato come il provvido soccorritore - che spremerebbe il Paese come
un limone.
Il pubblico in sala era formato da
oligarchi e persone che si arricchiranno con i saccheggi e i legami con un
governo ucraino nominato da Washington; basti guardare il grande logo della
Chevron
sotto cui la Nuland parlava e si capisce come finiranno le cose: con
l'incipiente programma di “aggiustamento strutturale” del FMI tutte le
somme che i “manifestanti” hanno avuto da Stati Uniti e Unione Europea saranno
presto restituite più volte, con l’Ucraina “dominata” dal saccheggio
occidentale.
Victoria Nuland – che come si
ricorderà, venne fotografatamentre
distribuiva tranquillamente panini ai “manifestanti” - è la moglie di Robert Kagan, un neocon
con il mito dell'”American Exceptionalism”, autore del famoso libro “Paradiso e
Potere. America ed Europa nel Nuovo Ordine Mondiale” (2003), nel quale scriveva
che “gli americani vengono da Marte, gli europei da Venere”, volendo
significare l'immediatezza e l'aggressività statunitensi nel risolvere “i
problemi” che compromettono i loro interessi contrapposte all'inerzia e alla
scarsa propensione degli europei ai conflitti.
Kagan-
in contrasto con Fareed Zakaria e Charles Kupchan – rigetta la possibilità di un
“declinismo” americano, in favore di un maggior coordinamento con le altre
potenze emergenti, e anzi afferma
che: […] l'ordine internazionale non è un'evoluzione: è un'imposizione. E'
il dominio di una visione sulle altre, nel caso dell'America il dominio dei
principi del libero mercato e della democrazia, insieme ad un sistema
internazionale che li sostiene. L'ordine attuale durerà solo fino a quando
coloro che lo favoriscono e ne traggono beneficio manterranno la volontà e la
capacità di difenderlo[...]”; riguardo alle metodologie per mantenere
sine die quest'ordine, Kagan non potrebbe essere più chiaro: “ A
qualcuno pare assurdo che gli Stati Uniti debbano avere un apparato militare più
grande di quelli delle altre dieci prime potenze militari messi assieme. Ma
probabilmente è proprio quel divario nella potenza militare che ha giocato un
ruolo decisivo nel mantenere un sistema internazionale che è storicamente unico,
e in modo unico benefico per gli americani”.
Che gli americani dettino la linea in
Ucraina lo si capisce anche dalla pubblicazione, sempre su Youtube, di
una telefonata intercettata tra il numero due della diplomazia europea, Helga
Maria Schmid, (http://www.fanpage.it/tensione-tra-usa-e-unione-europea-una-nuova-intercettazione-svela-i-retroscena-della-crisi-ucraina/)
e il capo delegazione UE in Ucraina, Jan Tombinski; nella registrazione
la Schmid si lamenta del comportamento degli americani: “[...] Volevo solo
dirti – in via del tutto confidenziale – che gli americani stanno dicendo in
giro che noi (europei) siamo troppo morbidi, mentre loro si focalizzano
su sanzioni più forti […] Ma devi sapere, e questa è una cosa che davvero mi fa
arrabbiare, che gli americani vanno in giro e ci mettono alla berlina, mi hanno
riferito alcuni giornalisti.
Quindi se hai modo di parlare con
l'ambasciatore americano, digli che noi non siamo troppo morbidi. Stiamo per
pubblicare una dichiarazione, molto forte, riguardante Bulatov.
Ma certo non lo stiamo andando a
sbandierare ai quattro venti. Secondo me, è molto meglio ed efficiente seguire
la strategia di cui abbiamo già discusso in precedenza [...]”.
Dalla telefonata pare di
capire, tra le altre
cose, che gli americani avrebbero subito voluto un documento in cui l'Unione
Europea – condannando implicitamente Yanukovich per il “sequestro” Bulatov –
si sarebbe apprestata a comminare sanzioni all'esecutivo ucraino, ma che
Bruxelles, prendendo tempo e indisponendo l'alleato, non fosse del tutto
sicura della sua veridicità.
Il governo ucraino si è obiettivamente
trovato dinanzi a un'impresa disperata, impossibilitato a proteggere
l'incolumità dei propri agenti e delle sedi istituzionali, schiacciato tra il
diritto/dovere di ristabilire la legalità e l'impossibilità di farlo per la
costante minaccia di sanzioni, una strategia che doveva – per forza di cose –
condurre Yanukovich all'impotenza; la verità è che non si voleva giungere ad un
accordo compromissorio, nemmeno quando il 25 gennaio il presidente ucraino offrì
il posto di premier all'opposizione che rifiutò.
Con il supporto politico e mediatico
dell'”Invencible Armada” occidentale, i “pacifici manifestanti” potevano
fare il lavoro sporco chiesto loro ed alzare impunemente - sempre di più - la posta in gioco, visto che
il copione non scritto di “Euromaidan” aveva già assegnata la parte del
“cattivo” e qualsiasi tentativo di provare il contrario sarebbe stato rintuzzato
dalla propaganda, quello squallido megafono monodirezionale che giustifica
apoditticamente l'intromissione salvifica della NATO nelle gerenze politiche di
nazioni sovrane, quell'”interventismo umanitario” che Costanzo Preve tanto
deplorava.
Finanziare un colpo di stato è però
dispendioso; Sergey Glazyev – consigliere di Putin per la politica
estera – ha comunicato che gli Stati Uniti stavano
spendendo 20 milioni di dollari alla settimanaper l'opposizione ucraina,
supportando i ribelli anche con le armi: di fronte alle accuse – probabilmente
frutto di un lavoro d'intelligence – l'ambasciata americana a Kiev si è
rifiutata di commentare la notizia.
Ne hanno ben donde, considerando che
gli stessi servizi segreti russi e ucraini parlano (qui il video) dell'invio
– a mezzo Lufthansa – di colli coperti da immunità diplomatica, pesantemente sorvegliati
dalla sicurezza del Dipartimento di Stato, con procedure analoghe a quelle
previste negli spostamenti di grandi quantità di denaro, come i pallet di
banconote da 100 dollari che volavano in Iraq.
Come scritto la volta scorsa, uno
dei maggiori finanziatori della rivolta ucraina del 2004 era il finanziere
George Soros e anche questa volta i maneggi del “filantropo”
magiaro-statunitense non si sono fatti attendere; già nel 2011 Alexandr Yefremov
– parlamentare del Partito delle Regioni - parlava del progetto di spaccare
l'Ucraina per arrivare ad un “Lybian scenario”, che Soros avrebbe preparato
stanziando fondi per giovani ucraini in “progetti” sull'esempio delNord
Africa.
Una delle creature di Soros è la
pseudo ONG “Open Dialog”, impegnata anch'essa
tra i manifestanti in piazza Indipendenza e Fausto Biloslavo –
corrispondente da Kiev per “Il Giornale” - (http://www.ilgiornale.it/news/esteri/e-tutto-manovrato-994003.html)
riferisce che nel Palazzo dei Sindacati, occupato da “Svoboda”, Open Dialog
aveva un manifesto poi fatto sparire, con il sito che invita a recarsi a Kiev
per “partecipare attivamente nel supportare i manifestanti”;( ) anche
CANVAS (ex Otpor) - l'ONG diBelgrado, finanziata dal Dipartimento di Stato
USA – è nel vivo dell'azione; sono stati sequestrati degli opuscoli contenenti
suggerimenti
ai manifestantisu come vestirsi e le tecniche d'ingaggio da adottare con le
forze dell'ordine, che – debitamente tradotti – ricalcano fedelmente quelli
usati da Canvas in Egitto nelle proteste in Piazza Tahrir del 2011, che
portarono alla caduta di Mubarak in favore dei “Fratelli Musulmani” sostenuti
dagli USA.
I tumulti di Kiev avrebbero visto anche
agenti - sia palesi che segreti - occidentali infiltrarsi tra i
manifestanti ; un video (https://www.youtube.com/watch?v=1_2qDrLotE8)
di “EuroMaidan” mostra un Berkut
della polizia speciale ucraina trattenere un uomo che portava una credenziale
scaduta del 2012 dell’International
Police Association (IPA) di nome di Oleksandr Bojarchuk, oltre a un
distintivo dell’IPA ucraina: l’IPA è accusata di essere una copertura delle
agenzie d’intelligence occidentali.
Inoltre, il
tiro dei cecchinineo-nazisti sui manifestanti di piazza Maidan – accusa rivolta
ai repartianti-sommossa - è in odore di essere uno stratagemma e un’operazione
false flag, con l'intento di denigrare il personale di sicurezza ucraino con
la morte di manifestanti e presentarle, agli occhi dell'opinione pubblica
occidentale, come la prova della ferocia delle autorità
governative.
Il giornalista investigativo russo
Nikolaj Starikov ha scritto un libro che tratta il ruolo dei cecchini
sconosciuti nella sovversione occulta dei paesi colpiti da un cambio di
regime da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati; nel 2002, la CIA ha
tentato di rovesciare Hugo Chavez, presidente del Venezuela, con un colpo di
stato militare e l'11 aprile di quell'anno fu organizzata dall'opposizione
venezuelana una marcia – sostenuta dagli Stati Uniti – verso il palazzo
presidenziale.
I cecchini nascosti negli edifici vicino al palazzo aprirono il fuoco
contro i manifestanti, uccidendone 18; i media venezuelani ed internazionali
affermarono che Chavez “uccideva
il suo stesso popolo“, giustificando così il colpo di stato militare,
presentato come un intervento umanitario: successivamente è stato dimostrato che
il golpe era stato organizzato dalla CIA, ma l’identità dei cecchini non è mai
stata stabilita.
L’impiego di mercenari, squadroni della
morte e cecchini dalle agenzie di intelligence occidentali è ben documentato:
nessun governo razionale che volesse rimanere al potere, ricorrerebbe a
cecchini sconosciuti per intimidire i suoi avversari: sparare
contromanifestanti innocenti sarebbe controproducente, di fronte alle pressioni
deigoverni occidentali.
“Tetelestai” - il
cerchio ormai si stringe e arriviamo ai giorni che - dal 18 al 20 febbraio - rappresentano la capitolazione dello stato
di diritto in Ucraina e una delle pagine più nere della recente storia
europea; le falangi neo-naziste cercano di raggiungere il Parlamento e lo
scontro con la polizia è inevitabile, con gli estremisti armati di pistole che
sparano ad alzo zero costringendo i Berkut ad usare le armi per legittima
difesa, laddove – fino ad allora - si erano usati proiettili di gomma; in uno scenario da Inferno dantesco vengono
sequestrati e seviziati dei poliziotti, nonché assaltato un pullman di giovani
agenti del Ministero dell'Interno che verranno liberati successivamente: in
questa escalation di follia (http://www.repubblica.it/esteri/2014/02/20/news/ucraina_scontri-79117130/)
le cifre si rincorrono e il Ministero della Sanità ucraino parla di 75 persone
uccise e 571 ferite.
Nonostante le evidenti responsabilità
dell'estrema destra nello sconfinamento delle manifestazioni in pura guerriglia
urbana - cosa voluta, come abbiamo visto –
la cosiddetta “comunità internazionale” pensa bene di continuare a
minacciare il governo nel caso avesse deciso di usare la forza; il 18 febbraio l’ambasciatore statunitense in
Ucraina, Geoffrey Pyatt, dice che gli Stati Uniti credono che la crisi ucraina
si possa risolvere con il dialogo e che le sanzioni saranno imposte a chi
incoraggia l’uso della forza da entrambi le parti.
Il giorno successivo, l’ambasciatore
dichiara che il diritto alla protesta pacifica deve essere garantito e notifica
che ad alcuni funzionari ucraini sono stati rifiutati i visti: non ha mai
ricordato la responsabilità dell’opposizione nelle violenze e non ha mai detto
dove vedesse “la protesta pacifica”.
La Casa Bianca – per bocca del vicepresidente Biden –
chiede a Yanukovich di ritirare le forze
di sicurezza dalle strade e di esercitare la massima moderazione e, ovviamente
se Washington si muove, Bruxelles non vuole essere da meno; parte così la gara a
chi le spara più grosse e “l'interventismo umanitario” dispiega le sue ali
immacolate e si aderge verso le vette del Sublime: Catherine Ashton, la
“ragazza-copertina” di Bruxelles, apre le danze dichiarando che “Tutte le
opzioni saranno esplorate, comprese misure restrittive contro i responsabili
della repressione e delle violazioni dei diritti umani” , con tutti i
big continentali – dalla Bonino, passando per Barroso – che partecipano a questa
vorticosa quadriglia dell'indecenza; le maggiori soddisfazioni - però, ci arrivano da Twitter con
il ministro britannico degli Affari esteri William Hague che scrive,
“La violenza contro i pacifici manifestanti è inaccettabile e il governo
ucraino dovrà risponderne”, e il Ministro
degli Esteri svedese Carl
Bildt : “Dobbiamo essere chiari: la responsabilità finale
per le morti e le violenze è del presidente Yanukovich. Egli ha le mani
insanguinate”.
E' veramente "singolare" osservare come
uno strumento di condivisione - tutto
sommato utile - come Twitter sia diventato un'arma di diplomazia
coercitiva, con politici attempati che giocherellano con lo smartphone come
farebbe un brufoloso adolescente:
purtroppo per loro, la chiave del successo di questo new media ne amplifica i loro limiti ,
poiché la necessità di essere stringati rende evidenti l'inconsistenza e la
falsità di cui sono permeati questi “gentiluomini”, laddove un lungo e ampolloso
discorso ufficiale riuscirebbe a camuffarne le intime intenzioni; probabilmente – secondo costoro – il
presidente ucraino avrebbe dovuto lasciar scorazzare uomini armati, magari
dentro il Parlamento, liberi di disporre a piacimento di Kiev: del resto, anche a Londra e Stoccolma non usa
così?
Dopo Milosevic, Gheddafi e chissà
quanti altri ancora, adesso il
“dittatore di turno” è Yanukovich, del quale viene mostrata la lussuosa villa e
tutte le amenità di cui amava circondarsi, fornendo alle sonnacchiose
coscienze occidentali il più comodo degli alibi ristoratori: viveva nel
lusso, se lo è meritato! Come
osserva acutamente Enrico Galoppini: “[...] a
quando dei servizi speciali sulle regge dei grandi nomi della finanza,
dell’economia e dell’editoria “italiane”
ed“europee?[...]”.
C'è un segno che, passando spesso
inosservato, indica quanto il governo del Paese preso di mira sia prossimo alla
caduta: quando arriva la CNN in forze, per quel paese è
finita.
Marco Cannavicci - direttore della sezione psicologia militare
della Difesa – ha dedicato uno studio alle operazioni di guerra
psicologica (PSYOPs) nei conflitti asimmetrici e un paragrafo è dedicato
proprio al
ruolo della CNN nelle cosiddette “guerre umanitarie”, vediamone il contenuto: “Anche il canale televisivo
internazionale CNN ha impiegato militari statunitensi specializzati in operazioni
psicologiche. La rivista 'Trouw' ne ha riportato più volte la
notizia dopo aver
avuto conferma da un portavoce dell'esercito USA.
I militari potrebbero aver influito
sulla maniera in cui la CNN forniva notizie sulla crisi nel Kosovo. Membri del
personale psyop, soldati e ufficiali, hanno lavorato alla sede della CNN ad
Atlanta tramite il programma di Formazione nelle Industrie, come ha riferito
il maggiore Thomas Collins della U.S. Army Information Service nel corso di
alcune interviste alla stampa internazionale.
I militari delle psyops lavorano
come normali dipendenti della CNN ed è possibile che abbiano lavorato alla
preparazione di materiali informativi durante la guerra nel Kosovo ed hanno
aiutato a produrre delle notizie.
La pratica di sistemare
temporaneamente il personale militare coinvolto nelle psyops in vari settori
esterni della società risale ad alcuni anni fa. I contratti hanno una durata
che varia da due settimane a un anno.
La CNN è la fonte più grande e più
seguita di notizie al mondo. Il personale militare dislocato presso la CNN
apparteneva al Quarto Gruppo per le Operazioni Psicologiche, con base a Fort
Bragg nella Carolina del Nord. Uno dei principali compiti di questo gruppo
di circa 1200 persone tra soldati e ufficiali è di diffondere 'informazioni
selezionate'. Le truppe americane psyops cercano di influenzare l'opinione
pubblica e dei media nei conflitti in cui si dice che siano coinvolti interessi
di Stato americani, adoperando diverse tecniche. Questo gruppo propagandistico
ha partecipato alla Guerra del Golfo, alla guerra in Bosnia e alla crisi nel
Kosovo”.
La CNN è
stata presa con le mani nella marmellata anche in Siria, con Anderson Cooper
che è stato scoperto a fabbricare false notizie su Damasco per giustificare
l'intervento militare; è notizia di pochi giorni fa che il presidente
venezuelano Nicolas Maduro ha dato l'aut aut alla CNN, accusata di
fomentare le proteste, presentandole come una guerra civile.(http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2014/02/21/Venezuela-Maduro-Cnn-propaganda-nera_10117228.html).
Il 22 febbraio, Yanukovich - per
evitare che la situazione esploda – è costretto a firmare una sorta di resa
incondizionata con i tre “paladini dell'opposizione”, nella quale è prevista
l'amnistia generale, il ritorno immediato alla costituzione del 2004 che
ridimensiona i poteri presidenziali, e un governo di coalizione con elezioni da
svolgersi entro fine anno; inutile dire che per parlamentari e funzionari
governativi la situazione si fa pericolosa e lo stesso presidente ucraino decide
di lasciare Kiev a bordo di un elicottero.
Nulla più si frappone all'instaurazione
di un regime – questo sì – nato da un “colpo di stato mascherato”; con una mossa
prevedibile, “l’opposizione” ucraina usa la Verkhovna Rada (il
Parlamento ucraino) per
legittimare legalmente l'insurrezione; con la presenza di squadristi armati nei
palazzi delle istituzioni, prima viene fatto dimettere – sotto minaccia - il presidente della Rada, Volodymyr Rybak
,(http://www.voltairenet.org/article182321.html)
sostituito da un fedelissimo della Tymoshenko - Oleksandr Turchinov, avvocato
della stessa - violando ripetutamente la Costituzione in diverse occasioni: (http://www.voltairenet.org/article182322.html)
l'opposizione ha inizialmente usato l’instabilità e la fuga del governo per
dichiarare opportunisticamente legittimi i contestati voti alla
Rada.
Ciò è accaduto mentre circa la metà dei
parlamentari ucraini era assente o in clandestinità per le violenze e i
disordini a Kiev: in altre parole, i leader dell’opposizione hanno usato
l’assenza di circa la metà dei parlamentari nella Rada per dare una finta
legalità al loro colpo di Stato, cogliendo l’occasione approvando una legge
parlamentare che sarebbe stata respinta se tutti i membridella Rada fossero
stati presenti e votanti.
Il colpo di mano parlamentare ha
consentito di formulare l'accusa di “strage” verso Yanukovich e la liberazione
di Yulia Tymoshenko, che è apparsa in Piazza Indipendenza su una sedia a
rotelle, dando ai più l'impressione di essere un abile escamotage
mediatico per avvalorarne l'immagine di perseguitata; iI parlamento ucraino intanto designa
all’unanimità il filoeuropeo Arsenyi
Yatseniuk primo ministro del governo di transizione; sarà lui a
guidare il governo di unità nazionale che terrà le redini del paese fino alle
elezioni presidenziali anticipate del 25 maggio ed ha già anticipato agli
ucraini ciò che gli darà in dote il “democratico” occidente: "Il tasso di disoccupazione va al galoppo, così come la fuga
degli investimenti. Non abbiamo altra strada che prendere misure impopolari,
come il taglio dei programmi sociali e delle sovvenzioni, la riduzione delle
spese di bilancio".
Ma che bella
coincidenza!
Nella ormai nota
telefonata intercettata della Nuland, il nome di Yatseniuk era il
“Manchurian
candidate” degli Stati Uniti per il governo ucraino, e
le coincidenze
(http://www.ilmondo.it/esteri/2014-02-24/ucraina-appello-ban-preservare-unit-del-paese_415492.shtml) diventano due se consideriamo che Robert
Serry - il delegato ONU, ora in Ucraina - era il nome prescelto dagli USA;
le parole di Yatseniuk sono anche propedeutiche all'arrivo del Fondo
Monetario Internazionale – e le coincidenze sono tre - e Christine
Lagarde fa sapere che la sua ONLUS è pronta a
rispondere alla richiesta d'aiuto avanzata dall'Ucraina: "Le autorità
ucraine mi hanno informato oggi della loro richiesta di aiuto dal Fmi. Siamo
pronti a rispondere e, nei prossimi giorni, invieremo un team a Kiev per un
dialogo preliminare con le autorità. Questo consentirà al Fmi di effettuare la
sua consueta valutazione tecnica e indipendente sulla situazione economica in
Ucraina e, allo stesso tempo, avviare il dialogo sulle riforme alla base per
un programma del Fmi" afferma Lagarde,
sottolineando che il Fmi sta inoltre "discutendo con i nostri partner
internazionali su come meglio aiutare l’Ucraina in un momento critico della sua
storia. Siamo incoraggiati dalle dichiarazioni di appoggio che sono state
espresse". Saprete
presto cosa vi aspetta.
Il quadro
complessivo è veramente desolante e anche oltreoceano diversi ed illustri
analisti lo confermano; uno dei più autorevoli è Patrick J. Buchanan
- candidato repubblicano per le
Presidenziali del 1992 e 1996 – che in un articolo sul “The American
Conservative” (http://www.theamericanconservative.com/will-mobs-rule-in-ukraine/) trancia una serie
di giudizi molto negativi sull'operato occidentale in Ucraina; Buchanan
osserva che gli americani, nonostante blaterino all'infinito di democrazia, sono
pronti a mettere sullo scaffale la loro devozione ai principi democratici quando
questi intralcino la via al loro Nuovo Ordine
Mondiale.
Viene puntualizzato
che Yanukovich vinse le elezioni del 2010 che osservatori neutrali giudicarono “libere” e “leali” e adesso - con
il pretesto della mancata firma all'Accordo di Associazione - Stati Uniti e
Unione Europea stanno sollevano le folle per destituirlo, con Kerry e gli
europei che mettono sul piatto un “piano di aiuti” per strappare l'Ucraina a
Putin e Buchanan si chiede sarcasticamente: “Ma se
l'offerta di Putin per 15 miliardi di dollari era una tangente, cos'è
questa?”
Buchanan riconosce
che il presidente ucraino “sta governando un Paese diviso e non può essere
affatto considerato un tiranno”, avendo dimissionato il Governo, offerto il
ruolo di Primo Ministro all'opposizione e abrogato le leggi contro le
manifestazioni; il politico
americano riconosce inoltre valide le rimostranze della Russia e ammette il
ruolo sovversivo degli USA in Ucraina, quando scrive: “La polizia di
sicurezza che ha interrogato i rivoltosi sembra credere che noi americani siamo
dietro a quello che sta succedendo. E dato il ruolo clandestino del National
Endowment for Democracy nelle “rivoluzioni colorate” di un decennio fa in Europa
centrale e orientale, tale sospetto non è
ingiustificato.”
AncheRomano
Prodi, dalle colonne del New York Times, ammette che le cause dei
disordini a Kiev sono imputabili a ”radical agents began to attack police, start fires, seize
buildings and create an environment of destruction [...] which is
occupying government buildings and attacking police officers with guns and
explosives. It includes far-right nationalist groups like Right Sector, a new
extremist movement, and Svoboda, an openly anti-Semitic group that is now the
country’s third-largest opposition party” .
Ma
perché
la sostanza reale
delle cose deve sempre essere relegata nelle pagine, magari interne, di un
quotidiano straniero e in Italia – e in buona parte d' Europa, invero - tutto quello che ci viene “spacciato” è
roba come questa (http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/01/24/il-sogno-di-putin-le-speranze-dei.html) o quest'altra?
(http://www.repubblica.it/esteri/2014/02/20/news/obama_incubo_putin-79112484/)
Quando assistete al
crollo
dei vostri fortilizieuro-atlantisti, la colpa non sarà stata solo
dell'idiosincrasia italiana alla lettura ma soprattutto della “qualità”
dell'informazione offerta, sempre “appecoronata” ai potenti e attenta a non
contrastarne gli instabili umori.
Chi della
situazione ucraina ha capito tutto è Laura Boldrini, Presidente della Camera;
dopo avere incontrato Yevhenia Tymoshenko – figlia della pasionaria – e averne
elencate le superiori doti morali, la Boldrini ha affermato
che,”[...] i giovani in piazza a Kiev
ricordano a tutti noi, cittadini europei tra i quali crescono l'euroscetticismo
ed il distacco dalla vita politica, che il progetto europeo è capace di
suscitare grande entusiasmo e di mobilitare masse che nell'Unione Europea vedono
una prospettiva di diritti e sviluppo",
serbando una
gragnuola di fuochi d'artificio per l'esaltato e funambolico finale:
"La crisi ucraina ha dimostrato che
l'Europa può agire con forza ed in maniera unitaria per difendere i diritti
umani e per contribuire alla stabilità della regione. Alla vigilia delle
elezioni europee, in cui si leveranno le voci di chi predica un ritorno ai
nazionalismi, da Kiev e da Bruxelles giunge la risposta: l'Europa c'è, e per
farne parte c'è chi è disposto a battersi".
Dinanzi ad
un'analisi così impeccabile e puntigliosa, alziamo le mani; ci pregiamo – sommessamente, peraltro – ricordare
all'onorevole Boldrini che i NAZIONALISTI, quelli veri, sono già tornati
e stanno proprio a Kiev, ad Atene e in tante altre parti d'Europa; suvvia
Madame, non è elegante e non è nel Suo stile, assai raffinato, paragonare tante
persone dabbene a dei furfanti della peggior risma.
Sembra che Putin –
rimasto silente per diversi giorni – abbia le idee chiare su come muoversi e di
quali siano le priorità; a Sebastopoli,
già mercoledì scorso, giravano per la città alcuni blindati appartenenti al
locale Reggimento indipendente di fanti di Marina composto da 1100 uomini a
protezione delle istituzioni , e a Simferopoli – capitale della Crimea – il
Parlamento della Repubblica autonoma è presidiato da molti uomini in mimetica
verde, armati di mitragliatrici e privi di mostrine di riconoscimento che ne
garantiscono l'intangibilità; intanto il
Primo ministro della Repubblica autonoma di Crimea, Sergej Aksenov, ha
preso il comando temporaneo di tutte le forze militari ed ha invitato la Russia
a garantire la pace nella Repubblica autonoma di Crimea: “Mi
appello al presidente russo Vladimir Putin per aiutarci a mantenere la sicurezza
per i civili“, ha
detto il Primo ministro.
Nel frattempo, il
presidente russo ha chiesto l’approvazione dalla Camera alta del Parlamento per
inviare le forze armate russe in Ucraina e usare la forza militare in risposta
alle minacce contro i cittadini russi e il pericolo posto alle basi navali russe
in Crimea. Le truppe russe rimarranno fin quando la
“situazione
politico-sociale nel Paese sarà normalizzata“, ha detto il
Cremlino. L’approvazione del Consiglio della Federazione è necessaria per
impiegare le forze russe al di fuori del Paese.
Il
Consiglio della Federazione della Russia, quindi, ha approvato all’unanimità la
richiesta del presidenteVladimir Putin di usare le forze militari russe in
Ucraina, per risolvere le turbolenze nel Paese diviso.
Molte le
reazioni a livello diplomatico; il
Canada ha infatti richiamato il proprio ambasciatore a Mosca e si è unito a
Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia nel condannare le azioni della Russia,
annunciando il boicottaggio dei prossimi incontri preliminari al G8; il
segretario di Stato statunitense, John Kerry, ha messo in guardia Mosca e
avvertito che "gli effetti sulle relazioni Usa-Russia e sullo status
internazionale della Russia saranno profonde".
Fonti accreditate parlano dell'arrivo in Crimea di
circa 6000 soldati russi e il “governo” di Kiev ha già allertato i riservisti,
con Yatseniuk che – in un appello stile “armiamoci e partite” - ha ribadito che “il
Paese è sull'orlo del disastro” e che “la Russia ha dichiarato guerra”
; resta da vedere
quanti generali e soprattutto quanti soldati siano disposti a muovere guerra
contro quelli che sono – per molti versi – fratelli, e a seguire gli ordini di
un esecutivo totalmente illegittimo che sta mostrando le prevedibili
contraddizioni; è stata data notizia che domani, 3 marzo, Julia Tymoshenko
sarà a Mosca per interloquire con Putin: è d'uopo ricordare che il Paese è
finanziariamente agli sgoccioli e il debito pregresso dell'Ucraina verso Gazprom
è arrivato a 1,55 miliardi di dollari, ai quali si aggiunge l'esorbitante cifra
di 35 miliardi di dollari necessaria al risanamento del
Paese.
La situazione è ancora estremamente fluida e solo
le prossime ore ci diranno che piega prenderanno gli eventi, ma una cosa è
chiara: gli Stati Uniti e l'Unione Europea hanno scelto un percorso pericoloso
nel rovesciare un governo di un Paese sovrano legato alla Russia da radici
culturali,linguistiche e storiche tanto profonde.
Come si diceva all'inizio questa è molto più di una
mera disputa territoriale, è lo scontro tra due modi di pensare il Mondo Che
Verrà: e se la scelta che ci è data è quella tra il mondo perennemente
deflazionato - incarnato nel TTIP - presentato dagli ordoliberisti e quella di un
moderato benessere nel segno della sovranità nazionale indicata da Vladimir
Putin, be', allora non c'è proprio partita.
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