forse tra 50 anni, magari prima, ci libereremo dalle grinfie delle case farmaceutiche, anche fosse solo per quello che riguarda le c.d. cure anticancro....
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DI MARCELLO PAMIO
disinformazione.it
Sono passati non molti secoli, da quando i men in black, gli uomini in nero della santa chiesa cattolica e apostolica di Roma, mandavano sul rogo tutte le persone, soprattutto donne, in particolar modo levatrici, cioè le antesignane delle ostetriche che sapevano far nascere, e le erboriste, coloro che sapevano usare le piante medicinali.
Chiunque in odore di maligno faceva una triste fine.
Nei nostri giorni le cataste di legna sono andate un po' fuori moda, vuoi anche per il costo della stessa, eppure il sistema non è cambiato, ad eccezione se vogliamo, della tunica che è passata dal nero ecclesiastico al bianco dei camici ospedalieri.
Oggi l'inquisizione, per così dire scientifica, lavora alacremente forse anche più del passato, con la differenza che nel corso del tempo il sistema si è fatto più intelligente e meno spudorato.
I processi inquisitori, in cui il giudice e l'accusatore sono incarnati dalla stessa persona o istituzione, avvengono utilizzando vari strumenti, tra cui la diffamazione e la calunnia, il discredito per giungere alle minacce e ritorsioni professionali. In tutto questo gioca un ruolo importantissimo lo strumento prìncipe di controllo sociale: i mezzi di comunicazione di massa!
Veniamo ai fatti.
Mercoledì 5 marzo 2014, durante la trasmissione de “Le Iene” su Italia1, è andato in onda un servizio ben documentato su Antonio ("La storia del tumore guarito di Antonio"), un signore malato di tumore al cervello (in metastasi) che è riuscito non solo a bloccare la malattia, ma ad invertire il processo, grazie anche all'introduzione di una alimentazione vegana-crudista.
Questa persona è stata seguita da Michela De Petris, un medico chirurgo specializzato in nutrizione oncologica, che lavora sia privatamente, sia come specialista all'IRCCS San Raffaele di Milano.
Il percorso che questo medico ha fatto intraprendere ad Antonio, è stato un periodo iniziale di alimentazione esclusivamente crudista, soprattutto a base di vegetali a foglia verde per agevolare e permettere una intensa disintossicazione organica, per poi far rientrare lentamente nella dieta, assieme a quelli crudi, anche vegetali cotti.
In soli tre mesi dal cervello gli è sparito un tumore di oltre 2 cm di diametro.
Inoltre la d.ssa De Petris, sempre nella trasmissione ha detto che "non c'è malattia che non si giovi del miglioramento alimentare. In tanti casi, cambiando alimentazione è possibile guarire da patologie: allergie, patologie reumatologiche, eczemi, irritazioni, dermatiti, diabete, patologie infiammatorie, intestinali come il morbo di Crohn, ipercolesterolemia, calcolosi, malattie auto-immuni e molto spesso anche patologie tumorali, soprattutto quelli ormono-sensibili (mammella, colon, prostata)"
Una storia veramente meravigliosa: cosa c'è di più bello per un medico partecipare attivamente alla guarigione da un tumore di uno dei propri assistiti?
E soprattutto, cosa c'è di più bello nel vedere e sentire la testimonianza di una famiglia completamente rinata dopo un periodo buio in cui avevano perso ogni speranza, soprattutto dopo il ritorno del tumore.
Come non dare ragione a questo medico? In fin dei conti lo stesso Ippocrate, padre della medicina moderna, ha sempre puntato molto nella dietetica per migliorare e guarire i suoi pazienti. Oggi purtroppo per noi tutti, ai medici nel lungo percorso universitario non vengono insegnati i principi fondamentali della nutrizione, e questo non è un caso o una banale dimenticanza. I medici moderni non devono sapere nulla di alimentazione corretta, altrimenti si rischia la salute delle persone.
Ricordiamo che non si guadagna dalla salute, ma solo dalla malattia!
Come detto, l'inquisizione è sempre attiva e in allerta: le orecchie sono sempre ben spalancate.
Non a caso, il giorno seguente la trasmissione, il 6 marzo 2014, esce sùbito un comunicato stampa ufficiale del San Raffaele, scritto in fretta e furia e i numerosi errori ortografici lo dimostrano, in cui vengono prese le distanze dalle dichiarazioni della dottoressa. Le lobbies avevano già alzato il telefono assieme alla voce...
Quindi invece di premiare per meriti professionali e umanitari la d.ssa De Petris, un Medico che porta avanti e fa onore all'Ars Medica di ippocratica memoria, il primario del San Raffaele l'ha chiamata nel suo ufficio e licenziata in tronco!
Ecco come funziona il Sistema. Questo il moderno rogo.
Tornando alla De Petris, siccome l'ospedale in cui lavora, o meglio lavorava, prende moltissimi soldi dalle case farmaceutiche per le costosissime cure farmacologiche* fornite ai pazienti malati di tumore, il suo intervento in televisione ha danneggiato economicamente la struttura.
Non doveva proprio farlo; non doveva permettersi di dire che molte malattie possono guarire con la semplice alimentazione!
Errore fatale.
Una persona che segue i protocolli ufficiali, cioè radio e chemio, può costare al Sistema oltre 200 mila euro al mese, e questo per la gioia delle industrie.
Quanto costa invece una persona che modifca il proprio stile di vita, in primis l'alimentazione?
Oggi aiutare le persone a guarire da tumori con sistemi naturali che non contemplano i devastanti e carissimi chemioterapici, è eresia, per non dire stregoneria, e come tale va sradicata sul nascere.
Nonostante il San Raffaele sia una struttura privata, a farne le spese è stato un medico che in Scienza e Coscienza (come afferma il Codice dentologico medico, e l'articolo 5, lettera C della Dichiarazione di Helsinki) ha seguito un assistito, aiutandolo a guarire da un tumore metastatizzato al cervello.
Qual è la motivazione ufficiale del licenziamento? La puzza di zolfo?
La d.ssa Michela De Petris è l'ennesimo Medico incappato nel "Malleus Maleficarum" (il Maglio delle streghe).
Mi auguro che la magistratura ma anche l'ordine dei medici intervengano con una seria indagine, prendendo provvedimenti nei confronti di questo primario e dell'intero ospedale.
Il tempo è assolutamente maturo per cercare di cambiare questo sistema che oramai è marcio fino dentro le mura degli ospedali.
La medicina moderna è infatti sempre più nella morsa delle industrie della chimica e farmaceutica e a pagarne le spese, oltre ai Medici onesti sono anche le persone comuni, perché mettendo i ceppi ai polsi dei medici, bloccano la nostra libertà di cura e libertà di scelta terapeutica.
Infine, è molto probabile che abbiano tirato le orecchie anche agli stessi giornalisti de Le Iene, responsabili del servizio (troppo ben fatto) su Antonio, gli stessi che l'anno scorso sono venuti a Padova per intervistare Angelo, guarito dal diabete e presidente dell'Associazione "Oltre il Diabete". Stranamente questo servizio sulla guarigione da diabete non è mai andato in onda, e dopo il recente putiferio, sicuramente non lo vedremo mai...
Comunque sia, grande stima e totale solidarietà al Medico Michela De Petris.
* Qualche esempio di costi dei chemioterapici, tratto dal libro "Cancro Spa"
1. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 128.217,00 euro.
2. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Vinolrelbina associata a Cisplatino (TAX 326 + ILCP) per 100 pazienti: 200.940,00 euro
3. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Paclitaxel associato a Carboplatino (ECOG 1594 + ILCP) per 100 pazienti: 216.945,00 euro
4. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Gemcitabina associata a Cisplatino (ECOG 1594) per 100 pazienti: 409.020,00 euro
5. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Cisplatino (ECOG 1594 + TAX 326) per 100 pazienti: 540.093,00 euro
6. Costo di 6 cicli di chemioterapia con Docetaxel associato a Carboplatino (TAX 326) per 100 pazienti: 548.955,00 euro
Cifre colossali che si riferiscono “solamente” ai costi dei farmaci chemioterapici nei sei tipi di trattamenti terapeutici presi in considerazione nella “Valutazione dei costi associati alle terapie ‘platinum based’” e pubblicate nel Giornale italiano di Farmacia clinica”. Se a questo sommiamo i costi della “somministrazione”, “premedicazione” e “reazioni avverse” il totale ha dell’incredibile!
1. Costo 6 cicli di chemioterapia (Paclitaxel e Cisplatino) + “somministrazione”, “premedicazione” e “reazioni avverse” per 100 pazienti: 452.096,00 euro
2. Costo 6 cicli di chemioterapia (Vinolrelbina e Cisplatino) + “somministrazione”, “premedicazione” e “reazioni avverse” per 100 pazienti: 814.366,00 euro
3. Costo 6 cicli di chemioterapia (Paclitaxel e Carboplatino) + “somministrazione”, “premedicazione” e “reazioni avverse” per 100 pazienti: 467.550,00 euro
4. Costo 6 cicli di chemioterapia (Gemcitabina e Cisplatino) + “somministrazione”, “premedicazione” e “reazioni avverse” per 100 pazienti: 703.251,00 euro
5. Costo 6 cicli di chemioterapia (Docetaxel e Cisplatino) per 100 pazienti: 841.978,00 euro
6. Costo 6 cicli di chemioterapia (Docetaxel e Carboplatino) + “somministrazione”, “premedicazione” e “reazioni avverse” per 100 pazienti: 825.887,00 euro
contro il NWO
dopo tanti anni di studio e di indagine su più svariati argomenti sono sempre più convinto che sia tutto collegato e che niente, o quasi, è lasciato al caso.
Tutto è collegato semplicemente perchè tutti gli eventi hanno una loro importanza, e anche alcuni apparentemente poco significanti ai nostri occhi, sono determinanti nel quadro generale.
Non è facile capire questo mondo, nè tantomeno da spiegare.
Non è facile immaginare un mondo dominato da elites malvagie stratificate a tutti livelli e in tutte le posizioni di comando, che stanno mettendo in atto un piano criminale di dominio globale pianificato da tanto tempo......
ancora meno facile è accettarlo mentalmente......eppure purtroppo è proprio così, anche se ogni mattina vorrei risvegliarmi pensando di aver fatto solo un brutto sogno e che il mondo è esattamente rimasto a come lo immaginavo quando ero ragazzo......
il piano criminale è entrato nella fase finale e sicuramente cruciale della sua realizzazione, che viene definita dai suoi stessi ideatori NWO, che sta per new order world, nuovo ordine mondiale.......
ma ha radici lontane, dove partono sinceramente non lo so.....
noi nel nostro piccolo possiamo solo coglierne segni - e sono tanti - e dopo un pò, quando i segni sono tanti cominciare a collegarli per riuscire ad avere un quadro d'assieme.
giovedì 27 marzo 2014
mercoledì 26 marzo 2014
Effetto Dunning-Kruger
Ho trovato l'esatta denominazione di una sindrome estremamente diffusa tra la popolazione, ne parlava il prof. Bagnai in riferimento di quei soggetti che sebbene siano incompetenti/dilettanti in una data materia o disciplina, sopravvalutano di molto le proprie capacità o conoscenze in quella data materia o disciplina, e di riflesso, non rendendosi conto della propria inadeguatezza sottostimano le capacità degli altri. Si chiama l'effetto Dunning-Kruger:
L'effetto Dunning–Kruger è una distorsione
cognitiva a causa della quale individui inesperti tendono a
sopravvalutarsi, giudicando a torto le proprie abilità come superiori alla
media. Questa distorsione è attribuita alla incapacità metacognitiva, da parte di chi non è esperto in
una materia, di riconoscere i propri errori.
Una reale competenza potrebbe al contrario indebolire la fiducia in sé stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. David Dunning e Justin Kruger della Cornell University hanno tratto la conclusione che: "l'errore di valutazione dell'incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri".
Sebbene una descrizione dell'effetto Dunning–Kruger fu proposta solo nel 1999, Dunning e Kruger stessi citarono Charles Darwin ("L'ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza") e Bertrand Russell ("Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni") quali autori che avevano preso coscienza del fenomeno. Geraint Fuller, commentando l'articolo, nota che Shakespeare si esprime in modo analogo in Come vi piace ("Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio."). Un riferimento biblico si trova nel Libro dei Proverbi 12:15, dove si afferma: "La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio."
Effetto Dunning-Kruger
Effetto Dunning-Kruger
Una reale competenza potrebbe al contrario indebolire la fiducia in sé stessi, poiché individui competenti sarebbero portati a vedere negli altri un grado di comprensione equivalente al proprio. David Dunning e Justin Kruger della Cornell University hanno tratto la conclusione che: "l'errore di valutazione dell'incompetente deriva da un giudizio errato sul proprio conto, mentre quello di chi è altamente competente deriva da un equivoco sul conto degli altri".
Sebbene una descrizione dell'effetto Dunning–Kruger fu proposta solo nel 1999, Dunning e Kruger stessi citarono Charles Darwin ("L'ignoranza genera fiducia più spesso della conoscenza") e Bertrand Russell ("Una delle cose più dolorose del nostro tempo è che coloro che hanno certezze sono stupidi, mentre quelli con immaginazione e comprensione sono pieni di dubbi e di indecisioni") quali autori che avevano preso coscienza del fenomeno. Geraint Fuller, commentando l'articolo, nota che Shakespeare si esprime in modo analogo in Come vi piace ("Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio."). Un riferimento biblico si trova nel Libro dei Proverbi 12:15, dove si afferma: "La via dello stolto è diritta ai suoi occhi, ma chi ascolta i consigli è saggio."
Ipotesi
Il fenomeno ipotizzato venne verificato con una serie di esperimenti
condotti da Dunning e Kruger nell'ambito di attività tra loro diverse quali la
comprensione nella lettura, la pratica degli scacchi o del tennis.
Gli
scienziati ipotizzarono che, per una data competenza, le persone inesperte
- tenderebbero a sovrastimare il
proprio livello di abilità;
- non si renderebbero conto
dell'effettiva capacità degli altri;
- non si renderebbero conto della
propria inadeguatezza;
- si renderebbero conto e
riconoscerebbero la propria precedente mancanza di abilità qualora
ricevessero un addestramento per l'attività in questione.
Dunning ha
proposto un'analogia ("la anosognosia nella vita quotidiana")con la
condizione di una persona che, soffrendo di una disabilità fisica in seguito a
una lesione cerebrale, sembra non avvedersi o rifiutare di accettare
l'esistenza della menomazione, anche se questa è grave come nel caso di cecità
o paralisi.
Riconoscimenti
Nel 2000
Dunning e Kruger vennero insigniti del satirico premio Ig Nobel per la Psicologia per il loro
articolo "Unskilled and Unaware of It: How Difficulties in Recognizing
One's Own Incompetence Lead to Inflated Self-Assessments".("Incompetenti
e inconsapevoli di ciò: come le difficoltà nel riconoscere la propria
incompetenza porta ad autovalutazioni esagerate").
giovedì 20 marzo 2014
TANGO
oggi sono in vena artistico-musicale e voglio postare una delle canzoni più belle della musica italiana e poi a seguire una poesia costruita con un collage di post/commenti (nella canzone Tango di Lucio) di youtube di un certo MaxMarz18
questo il link dove li ho scovati
https://www.youtube.com/watch?v=DgfmUl-yH8Q
vedete che bella poesia che ne è uscita......
questo il testo della canzone:
questo il link dove li ho scovati
https://www.youtube.com/watch?v=DgfmUl-yH8Q
vedete che bella poesia che ne è uscita......
Alessandra è lontana adesso.Si specchia ed è ancora più bella di
quando l’hai incontrata, chissà che ali gli son cresciute a furia di averla
cantata. Domani chi lo sa cosa ci aspetta,amico,chissà se sarà sole o tempesta.
Ci sei più tornato? Io credo un migliaio di volte ma sempre col
pensiero In una notte di sogni,mi sono sentito leggero Ed ho volato come aquila
nel cielo o come Quel nostro motorino che prendeva i 100 in una discesa Che
saliva al sole e poi non è più tornato. Tant’è che ancora lo cerco e chiedo per
strada Semmai qualcuno l’ha più guidato.
Ci sei più tornato? Di fronte a quella scuola ho visto che tutto è cambiato Ci
sono altre mille scritte,e le nostre si confondono Con le altre,mi sembra di
aver visto anche passare Quel nostro amico immortale che ancora entra in classe
e cerca di imparare per poi alzarsi Andare al cesso e non ritornare.
Ci sei più tornato? Intendo anche sotto al bar,dove la signora
impietosa Ci mostrava il brutto ed il buono della vita Tra un panino da mangiare
ed una nuova poesia da inventare E da scrivere su quel banco tatuato, che poi
chissà che fine gli avran fatto fare,se qualcun altro dopo noi l’ha potuto
ammirare,decifrare.
Ci sei più tornato? Sta notte ti ho sognato con i fiori in mano perduto nella
pioggia Come il cesare di un’altra canzone,che correvi e più correvi E più ti
innamoravi,guarda un po’ cosa mi tocca fare per farmi male Sfracellarmi il cuore
per ricordare ogni cosa che è già cicatrizzata dal mio amore. Con tutte quelle
materie da dimenticare, con una confessione in più al prete da fare, un altro
motivo per poi poterci tornare. E quel nostro dolore che era la cosa più bella
da cantare.
Ci sei più tornato? Loro due più belle del sogno e della vita Loro due che
sembravano infinite chi l’avrebbe detto Che un giorno ci saremmo dimenticati,
non di loro ma di noi dei nostri mondi dei nostri balli del vecchietto che ci
raccontava di quando scopava e nessuna donna resisteva,con un cane in braccio e
noi con in cuore la primavera.
questo il testo della canzone:
Hai piu' preso il treno mi son guardato intorno
ho viaggiato cento notti per arrivare di giorno
ho letto libri antichi e preoccupanti
poi arrivati a Torino
ci siamo commossi in tanti per quel tango
ballato dal bambino.
Coltello frai denti fiori in mano
ballava con aria di questura e l'occhio lontano
stava per accadere il miracolo il cielo da nero a rosso
ma il treno si e' fermato li' e non si e' piu' mosso.
Hai piu' preso il treno
ci siamo spinti senza avere fretta
ci siamo urlati nell'orecchio senza darci retta
mentre il tango si perdeva in un mare lontano
dov'e' la tua testa da accarezzare dov'e' la tua mano.
Ora ci mostrano i denti e i coltelli
ci bucano gli occhi non ci sono tanghi da ballare
bisogna fare in fretta per ricominciare
tutte le stelle del mondo per un pezzo di pane
per la tua donna da portare in campagna a ballare
per un treno con tanta gente che parte davvero
per un tango da ballare tutti insieme
ad occhi aperti senza mistero
Morena e' lontana e aspetta, suona il suo violino ed e' felice
nel sole e' ancora piu' bella e non ha fretta
e sabato e' domani, e sabato e' domani...
Perchè stiamo perdendo la guerra contro il cancro
Nel 1971 il Presidente Nixon firmò il National Cancer Act, un ambizioso progetto con cui si delineava la strategia della “guerra al cancro”, guerra che gli Stati Uniti erano decisi a combattere ed ovviamente a vincere .Erano gli anni in cui l’uomo era arrivato sulla luna , la fiducia nelle potenzialità della scienza era pressochè illimitata e sembrava che con poderosi finanziamenti ogni traguardo potesse essere raggiunto. Erano anche gli anni in cui prendeva corpo l’idea che il cancro fosse una malattia “genetica” e che nascesse da una singola cellula in qualche modo “impazzita”. Si pensava che per un “incidente genetico” casuale avvenissero una serie di mutazioni a carico del DNA tali da comportare una proliferazione incontrollata ed una sorta di “immortalizzazione” delle cellule figlie. L’idea era quindi che una sorta di selezione darwiniana conferisse vantaggi in termini di sopravvivenza e capacità di metastatizzare alle cellule figlie via via sempre più aggressive e maligne rispetto a quelle di origine con un processo irreversibile che portava infine a morte l’organismo ospite. Il cancro era ritenuto una malattia dell’età adulta in cui, proprio per l’aumento della speranza di vita, era sempre più probabile che insorgessero mutazioni casuali: in qualche modo il cancro era visto quasi come un prezzo da pagare al nostro modo di vita ed in definitiva allo sviluppo. Se l’origine del cancro risiedeva in un danno a carico del DNA era logico quindi pensare di risolvere il problema cercando di svelare tutti i segreti del genoma e sperimentare terapie che colpissero la cellula nel suo centro vitale, il DNA appunto. Gli investimenti che furono fatti negli USA ed in seguito anche in altri paesi del mondo occidentale furono a dir poco esorbitanti, ma, come ha scritto nel 2005 in una esemplare lettera aperta un grande oncologo americano S. Epstein, “dopo trent’anni di reclamizzate ed ingannevoli promesse di successi, la triste realtà è infine affiorata: stiamo infatti perdendo la guerra al cancro, in un modo che può essere soltanto descritto come una sconfitta. L’incidenza dei tumori – in particolare della mammella, dei testicoli, della tiroide, nonché i mielomi e i linfomi, in particolare nei bambini – che non possono essere messi in relazione con il fumo di sigaretta, hanno raggiunto proporzioni epidemiche, ora evidenti in un uomo su due e in oltre una donna su tre”. Queste che sembravano pessimistiche considerazioni di qualche medico isolato hanno in realtà trovato autorevoli conferme in un articolo dall’emblematico titolo “ Ripensare la guerra al cancro” comparso a dicembre 2013 nella prestigiosa rivista Lancet (www.thelancet.com). Perchè l’obiettivo non è stato raggiunto? Dove abbiamo sbagliato? Evidentemente concentrare tutte le risorse sulla ricerca di terapie, bene e spesso rivelatesi inefficaci o sulla diagnosi precoce non è stata la strada vincente. In effetti nuove emergenti teorie sulle modalità con cui il nostro genoma si relaziona con l’ambiente ci fanno capire come anche la nostra visione del problema cancro – e non solo- sia stata estremamente riduttiva e di come quindi dobbiamo radicalmente cambiare il nostro punto di vista se solo vogliamo sperare di uscire da questo empasse. Si è sempre pensato al genoma come a qualcosa di predestinato ed immutabile, ma le conoscenze che da oltre un decennio provengono dall’epigenetica ci dicono che le cose non stanno così. Il genoma è qualcosa che continuamente si modella e si adatta a seconda dei segnali - fisici, chimici, biologici - con cui entra in contatto. Come una orchestra deve interpretare uno spartito musicale facendo suonare ad ogni musicante il proprio strumento, così l’informazione contenuta nel DNA viene continuamente trascritta attraverso meccanismi biochimici che comprendono metilazione, micro RNA, assetto istonico che vanno appunto sotto il nome di epigenoma. L’epigenetica ci ha svelato che è l’ambiente che “modella” ciò che siamo, nel bene e nel male, nella salute e nella malattia.... L’origine del cancro non risiede quindi solo in una mutazione casualmente insorta nel DNA di una qualche nostra cellula, ma anche in centinaia di migliaia di modificazioni epigenetiche indotte dalla miriade di agenti fisici e sostanze chimiche tossiche e pericolose con cui veniamo in contatto ancor prima di nascere e che alla fine finiscono per danneggiare in modo irreversibile lo stesso DNA. L’articolo di Lancet sostiene che per vincere la guerra contro il cancro abbiamo bisogno di una nuova e diversa visione del campo di battaglia: per coloro che da decenni si battono per una riduzione dell’esposizione delle popolazioni agli agenti inquinanti e cancerogeni questa nuova visione del problema ha un unico nome: Prevenzione Primaria che non può essere ridotta solo alle indicazioni riguardanti gli “stili di vita”, ma che deve intervenire energicamente sulla tutela degli ambienti di vita e di lavoro, come ci indicano drammaticamente anche i dati recenti della cronaca italiana!
lunedì 17 marzo 2014
Usa-Ue: quel libero scambio che uccide
Verso le elezioni europee
Nella campagna elettorale per voto europeo (maggio 2014), è estremamente
importante che ci sia un serio dibattito – non solo in Italia, ma in tutti i 28
paesi della Ue – sul trattato di libero scambio fra gli Stati Uniti e l’Unione
europea, noto come Partenariato transatlantico per il commercio e gli
investimenti (Ttip, Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Le trattative iniziate in tutta segretezza lo scorso luglio, a Washington, sono condotte da un pugno di esperti della Commissione europea e dal ministero del commercio Usa. A dicembre, sempre a Washington, c’è stato il terzo round di negoziati. Nonostante la maretta dopo lo scandalo Datagate, i negoziati sembrano procedere a gran velocità: a marzo si terrà a Bruxelles il quarto round di negoziati.
Questo trattato creerà la più grande area mondiale di libero scambio fra due economie che rappresentano metà del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale e un terzo dei flussi commerciali. Tutto questo con grande esultanza del mondo degli affari. “Il trattato più importante del mondo” - ha sentenziato Il Sole 24 ore (26 ottobre 2013). Ma perché tanta euforia? Secondo il commissario al commercio Ue, Karel de Gucht, il trattato offrirà all’Europa due milioni di posti di lavoro in più, 119 miliardi di euro di Pil, che equivale a 545 euro in più all’anno per ogni famiglia. Per di più, ci sarà un incremento del 28% delle vendite di prodotti europei negli Stati Uniti e dell’1% del Pil. Sono molti a contestare la veridicità di questi dati, e a ridimensionarli. Ma ben pochi si chiedono quali saranno le conseguenze per l’Unione europea.
«Il trattato T-Tip – scrive Monica De Sisto, economista e vice presidente di Fairwatch – punta ad abbattere non tanto le tasse doganali tra Ue e Usa, già basse, ma le cosiddette barriere non tariffarie, cioè i divieti di importazione e di tasse specifiche che, anche grazie alle grandi battaglie contro la carne agli ormoni, il pollo lavato con il cloro, gli ftalati (sostanze chimiche plastificanti) nei giocattoli, i residui dei pesticidi nel cibo, gli Ogm e così via, tengono lontane dal nostro mercato i prodotti non sicuri, tossici».
Infatti con il T-Tip cadranno le tasse e le tariffe che hanno tenuto lontano questi prodotti. Il T-Tip avrà pesanti conseguenze su ambiente, lavoro e la stessa nostra democrazia. A livello ambientale, il trattato incrementerà l’esportazione di combustibili fossili e gas estratti con il fracking (tecnica di fratturazione idraulica del terreno) e permetterà alle multinazionali del petrolio di portare in tribunale i governi nazionali che introducessero regolamentazioni restrittive al riguardo, e di fare anche ricorso contro legislazioni ambientali nazionali. Con la crisi ecologica in atto, tutto questo avrà conseguenze devastanti. Il trattato avrà pesanti ricadute anche sul mondo del lavoro, aggirando le norme del diritto al lavoro e svuotando le normative per la protezione dei lavoratori.
Ma sarà soprattutto la nostra stessa democrazia, già così debole, ad uscirne azzoppata. Il T-Tip è infatti un negoziato stipulato in totale segretezza senza la partecipazione attiva dei cittadini. (né il parlamento europeo né il congresso Usa sono a conoscenza dei negoziati). È un vero e proprio colpo di stato da parte dei poteri economico-finanziari che oggi governano il pianeta. È la vittoria delle lobby (multinazionali e banche) che hanno a Bruxelles e a Washington, rispettivamente 15mila e 13mila funzionari stipendiati per fare pressione sulle istituzioni e indirizzarle.
«È un progetto politico - ha scritto Stefano Rodotà - per asservire ancor più i lavoratori ai piani delle corporation, privatizzare il sistema sanitario e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire».
Il T-Tip guarda lontano, alla leadership mondiale. «Il Trattato potrebbe veicolare la strategia delle élite private Ue e Usa – ha scritto Kim Bizzarri, ricercatore Università di Strathclyde (Scozia), nell’opuscolo T-TIP, un Trattato dell’Altro Mondo – per condizionare le economie emergenti come i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e i paesi dell’Asean (Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia) e per mantenere la leadership internazionale su un ordine mondiale in cambiamento che minaccia l’egemonia Usa e Ue, ma anche per forzare il Sud del mondo verso un tipo di sviluppo dettato dagli interessi Ue e Usa».
Mettiamoci di traverso
Come cittadini non possiamo accettare un tale mostro economico-finanziario che sarà pagato caro da miliardi di esseri umani, costretti a vivere tirando la cinghia. Per questo il T-Tip deve diventare oggetto di pubblico dibattito verso le elezioni del parlamento europeo, che si terranno a maggio. Lo stesso deve valere per l’Accordo di partenariato economico (Epa), che la Ue vuole imporre ai paesi impoveriti (Africa, Caraibi e Pacifico - Acp).( Per firmare l’appello “Fermate gli Epa” www.ildialogo.org)
Quando la finiremo con questi Fta (Accordi di libero commercio) che fioriscono ovunque, dal Nafta al Cafta? Espressioni evidenti del trionfo del mercato e delle sue leggi, che permettono a pochi di ammassare enormi ricchezze a spese dei molti: gli 85 uomini più ricchi al mondo hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo dei più poveri. «Tale squilibrio - ha scritto papa Francesco - procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli incaricati di vigilare per la tutela del bene comune!».
E per di più, la più grande area di libero scambio al mondo, creata dal T-Tip, sarà difesa da un apparato militare (la Nato e gli Usa), che ingoierà buona parte dei 1700 miliardi di dollari che si spendono in armi ogni anno nel mondo. Le armi servono a difendere il 20% del mondo ricco che si pappa il 90% dei beni prodotti.
Solo una vasta protesta di massa in tutta Europa potrà sgominare questo nuovo Trattato. Nel 1998, con una grande protesta, noi europei siamo riusciti a sconfiggere il Mai (Accordo multilaterale sugli investimenti) che è quasi la copia del T-Tip. Abbiamo vinto dicendo “Mai al Mai”! Possiamo fare altrettanto con il T-Tip.
Chiediamo a tutti, credenti e non, di aderire a questa importante campagna per fermare un Trattato intrattabile (per maggiori informazioni in campo europeo, vedi http://www.s2bnetwork.org; per informazioni alla campagna italiana Stop T-Tip, vedi stop-ttip@googlegroups.com)
Ma chiediamo soprattutto alle Chiese, alle comunità cristiane, all’associazionismo di ispirazione cristiana, di mobilitarsi contro la più grande “Statua Imperiale” mai eretta, convinti che un “sassolino” la può far crollare (Daniele, 3). Diamoci da fare perché questo avvenga!
Senza coinvolgere i rispettivi parlamenti, Stati Uniti e Unione europea stanno negoziando il Ttip, Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. L’obiettivo del trattato è di integrare maggiormente le due economie. Ma risponde agli interessi di multinazionali e banche, e può avere pesanti conseguenze per l’ambiente, la salute, i diritti del lavoro e la stessa democrazia. A maggio si vota per il rinnovo del parlamento europeo e questo tema deve entrare nella campagna elettorale e nel dibattito pubblico.
di Alex Zanotelli
Le trattative iniziate in tutta segretezza lo scorso luglio, a Washington, sono condotte da un pugno di esperti della Commissione europea e dal ministero del commercio Usa. A dicembre, sempre a Washington, c’è stato il terzo round di negoziati. Nonostante la maretta dopo lo scandalo Datagate, i negoziati sembrano procedere a gran velocità: a marzo si terrà a Bruxelles il quarto round di negoziati.
Questo trattato creerà la più grande area mondiale di libero scambio fra due economie che rappresentano metà del Prodotto interno lordo (Pil) mondiale e un terzo dei flussi commerciali. Tutto questo con grande esultanza del mondo degli affari. “Il trattato più importante del mondo” - ha sentenziato Il Sole 24 ore (26 ottobre 2013). Ma perché tanta euforia? Secondo il commissario al commercio Ue, Karel de Gucht, il trattato offrirà all’Europa due milioni di posti di lavoro in più, 119 miliardi di euro di Pil, che equivale a 545 euro in più all’anno per ogni famiglia. Per di più, ci sarà un incremento del 28% delle vendite di prodotti europei negli Stati Uniti e dell’1% del Pil. Sono molti a contestare la veridicità di questi dati, e a ridimensionarli. Ma ben pochi si chiedono quali saranno le conseguenze per l’Unione europea.
«Il trattato T-Tip – scrive Monica De Sisto, economista e vice presidente di Fairwatch – punta ad abbattere non tanto le tasse doganali tra Ue e Usa, già basse, ma le cosiddette barriere non tariffarie, cioè i divieti di importazione e di tasse specifiche che, anche grazie alle grandi battaglie contro la carne agli ormoni, il pollo lavato con il cloro, gli ftalati (sostanze chimiche plastificanti) nei giocattoli, i residui dei pesticidi nel cibo, gli Ogm e così via, tengono lontane dal nostro mercato i prodotti non sicuri, tossici».
Infatti con il T-Tip cadranno le tasse e le tariffe che hanno tenuto lontano questi prodotti. Il T-Tip avrà pesanti conseguenze su ambiente, lavoro e la stessa nostra democrazia. A livello ambientale, il trattato incrementerà l’esportazione di combustibili fossili e gas estratti con il fracking (tecnica di fratturazione idraulica del terreno) e permetterà alle multinazionali del petrolio di portare in tribunale i governi nazionali che introducessero regolamentazioni restrittive al riguardo, e di fare anche ricorso contro legislazioni ambientali nazionali. Con la crisi ecologica in atto, tutto questo avrà conseguenze devastanti. Il trattato avrà pesanti ricadute anche sul mondo del lavoro, aggirando le norme del diritto al lavoro e svuotando le normative per la protezione dei lavoratori.
Ma sarà soprattutto la nostra stessa democrazia, già così debole, ad uscirne azzoppata. Il T-Tip è infatti un negoziato stipulato in totale segretezza senza la partecipazione attiva dei cittadini. (né il parlamento europeo né il congresso Usa sono a conoscenza dei negoziati). È un vero e proprio colpo di stato da parte dei poteri economico-finanziari che oggi governano il pianeta. È la vittoria delle lobby (multinazionali e banche) che hanno a Bruxelles e a Washington, rispettivamente 15mila e 13mila funzionari stipendiati per fare pressione sulle istituzioni e indirizzarle.
«È un progetto politico - ha scritto Stefano Rodotà - per asservire ancor più i lavoratori ai piani delle corporation, privatizzare il sistema sanitario e sopraffare qualsiasi autorità nazionale che volesse ostacolare il loro modo di agire».
Il T-Tip guarda lontano, alla leadership mondiale. «Il Trattato potrebbe veicolare la strategia delle élite private Ue e Usa – ha scritto Kim Bizzarri, ricercatore Università di Strathclyde (Scozia), nell’opuscolo T-TIP, un Trattato dell’Altro Mondo – per condizionare le economie emergenti come i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e i paesi dell’Asean (Indonesia, Malaysia, Singapore, Thailandia, Brunei, Vietnam, Laos, Myanmar, Cambogia) e per mantenere la leadership internazionale su un ordine mondiale in cambiamento che minaccia l’egemonia Usa e Ue, ma anche per forzare il Sud del mondo verso un tipo di sviluppo dettato dagli interessi Ue e Usa».
Mettiamoci di traverso
Come cittadini non possiamo accettare un tale mostro economico-finanziario che sarà pagato caro da miliardi di esseri umani, costretti a vivere tirando la cinghia. Per questo il T-Tip deve diventare oggetto di pubblico dibattito verso le elezioni del parlamento europeo, che si terranno a maggio. Lo stesso deve valere per l’Accordo di partenariato economico (Epa), che la Ue vuole imporre ai paesi impoveriti (Africa, Caraibi e Pacifico - Acp).( Per firmare l’appello “Fermate gli Epa” www.ildialogo.org)
Quando la finiremo con questi Fta (Accordi di libero commercio) che fioriscono ovunque, dal Nafta al Cafta? Espressioni evidenti del trionfo del mercato e delle sue leggi, che permettono a pochi di ammassare enormi ricchezze a spese dei molti: gli 85 uomini più ricchi al mondo hanno l’equivalente di tre miliardi e mezzo dei più poveri. «Tale squilibrio - ha scritto papa Francesco - procede da ideologie che difendono l’autonomia assoluta dei mercati e della speculazione finanziaria. Perciò negano il diritto di controllo degli incaricati di vigilare per la tutela del bene comune!».
E per di più, la più grande area di libero scambio al mondo, creata dal T-Tip, sarà difesa da un apparato militare (la Nato e gli Usa), che ingoierà buona parte dei 1700 miliardi di dollari che si spendono in armi ogni anno nel mondo. Le armi servono a difendere il 20% del mondo ricco che si pappa il 90% dei beni prodotti.
Solo una vasta protesta di massa in tutta Europa potrà sgominare questo nuovo Trattato. Nel 1998, con una grande protesta, noi europei siamo riusciti a sconfiggere il Mai (Accordo multilaterale sugli investimenti) che è quasi la copia del T-Tip. Abbiamo vinto dicendo “Mai al Mai”! Possiamo fare altrettanto con il T-Tip.
Chiediamo a tutti, credenti e non, di aderire a questa importante campagna per fermare un Trattato intrattabile (per maggiori informazioni in campo europeo, vedi http://www.s2bnetwork.org; per informazioni alla campagna italiana Stop T-Tip, vedi stop-ttip@googlegroups.com)
Ma chiediamo soprattutto alle Chiese, alle comunità cristiane, all’associazionismo di ispirazione cristiana, di mobilitarsi contro la più grande “Statua Imperiale” mai eretta, convinti che un “sassolino” la può far crollare (Daniele, 3). Diamoci da fare perché questo avvenga!
giovedì 13 marzo 2014
SEBASTOPOLI, "ULTIMA SPIAGGIA A SINISTRA...O A DESTRA?": LA STALINGRADO FRATTALICA (dell'ordoliberismo)
sempre da orizzonte48 (http://orizzonte48.blogspot.it/2013/12/sebastopoli-ultima-spiaggia-sinistrao.html)
un articolo che ci era sfuggito e che precede Ucraina: DIES IRAE.....che dire un altro articolo formidabile, per completezza e chiarezza di informazioni.....
un articolo che ci era sfuggito e che precede Ucraina: DIES IRAE.....che dire un altro articolo formidabile, per completezza e chiarezza di informazioni.....
Pubblichiamo questo poderoso post di Riccardo Seremedi. La ricchezza e autorevolezza delle fonti citate, con meticolosa accuratezza, rende ancora più impressionante il quadro che ne viene tratteggiato.
Un'indagine su un "mondo al di sotto di ogni sospetto".
Ma la vittima, già sul campo, è un'idea di democrazia. Quella stessa idea che da noi si fatica a resuscitare con la terapia intensiva...in mancanza di una chiara diagnosi, purtroppo.
Ove si vede che una democrazia ridotta a "procedura" - elettiva e stracondizionabile, a tavolino, dagli "investitori esteri"- ma AVULSA DALLA SOSTANZA DEI SUOI VALORI, mette ormai a repentaglio quella stessa "pace" che tanto viene agitata come "furbesca" giustificazione dell'internazionalismo ordoliberista.
Ma l'ordoliberismo internazionalista - E QUESTO LO DICO AGLI AMICI DEL M5S, IN ESITO ALFEEDBACK DEL CONVEGNO DI IERI- non si limita ad un uso vuoto e strumentale della democrazia come "procedura" - accuratamente manipolata dal sondaggismo e dal condizionamento mediatico a suggestione moralistica-, AGITANDO ANCHE LO SPETTRO DELLA CORRUZIONE.
E INVENTANDO CONCETTI COME LA CASTA, in modo da sviluppare un riduzionismo grottesco della democrazia nei suoi fisiologici punti deboli e, attraverso di essi, disattivarla del tutto.
UN COSTO UN PO' TROPPO ALTO PER NON DESTARE SOSPETTI negli interessati: la corruzione è un fenomeno insopprimibile e che si cura con gli strumenti del controllo democratico sull'attività amministrativa, strumenti che l'ordoliberismo si premura di disattivare a bella posta per agevolare i propri affari e, in definitiva "depenalizzarla" in modo conforme alle "nuove" leggi di "riforma". Mentrequalsiasi "classe politica" democratica, autoregolandosi (cosa in certa misura altrettanto inevitabile), può essere a un certo punto tacciata di essere casta.
Un giochino facile facile: ma talmente scontato che, negli ultimi decenni, induce, grazie a un pianificato inganno mediatico, il popolo sovrano addirittura a cooperare all'autodistruzione delle proprie garanzie costituzionali.
Ma davvero pensano che la "Casta", invenzione dei media ordoliberisti al potere de facto, sia latitolare della potestà decisionale responsabile di questa crisi? O anche solo capace di concepirne strategie e strumenti di intervento?
La Casta è solo un piccolo esercito di "garzoni mandati dal droghiere (ordoliberista) a riscuotere i sospesi".
Allo stesso modo, la corruzione è l'aspetto "minore" dell'appropriazione della ricchezza e dei beni pubblici, laddove l'ordoliberismo ne predica l'eliminazione: cioè sia della corruzione, sia proprio, masistematicamente e non episodicamente (come accade nel caso della corruzione), della stessa titolarità popolare di beni e ricchezza pubblici. Per intestarli a pochi insospettabili al di sopra delle leggi. Che dominano spietati dall'alto delle "classifiche" della corruzione, da essi stessi create ad arte, moralistiche e manipolatorie, sovvertendo la sostanza della democrazia nei paesi democratici o che lottano per divenirlo.
Come un tempo era l'Italia.
E la vicenda Ucraina, nella sua brutale e plateale schematicità, dovrebbe far riflettere. Molto.
Un'indagine su un "mondo al di sotto di ogni sospetto".
Ma la vittima, già sul campo, è un'idea di democrazia. Quella stessa idea che da noi si fatica a resuscitare con la terapia intensiva...in mancanza di una chiara diagnosi, purtroppo.
Ove si vede che una democrazia ridotta a "procedura" - elettiva e stracondizionabile, a tavolino, dagli "investitori esteri"- ma AVULSA DALLA SOSTANZA DEI SUOI VALORI, mette ormai a repentaglio quella stessa "pace" che tanto viene agitata come "furbesca" giustificazione dell'internazionalismo ordoliberista.
Ma l'ordoliberismo internazionalista - E QUESTO LO DICO AGLI AMICI DEL M5S, IN ESITO ALFEEDBACK DEL CONVEGNO DI IERI- non si limita ad un uso vuoto e strumentale della democrazia come "procedura" - accuratamente manipolata dal sondaggismo e dal condizionamento mediatico a suggestione moralistica-, AGITANDO ANCHE LO SPETTRO DELLA CORRUZIONE.
E INVENTANDO CONCETTI COME LA CASTA, in modo da sviluppare un riduzionismo grottesco della democrazia nei suoi fisiologici punti deboli e, attraverso di essi, disattivarla del tutto.
UN COSTO UN PO' TROPPO ALTO PER NON DESTARE SOSPETTI negli interessati: la corruzione è un fenomeno insopprimibile e che si cura con gli strumenti del controllo democratico sull'attività amministrativa, strumenti che l'ordoliberismo si premura di disattivare a bella posta per agevolare i propri affari e, in definitiva "depenalizzarla" in modo conforme alle "nuove" leggi di "riforma". Mentrequalsiasi "classe politica" democratica, autoregolandosi (cosa in certa misura altrettanto inevitabile), può essere a un certo punto tacciata di essere casta.
Un giochino facile facile: ma talmente scontato che, negli ultimi decenni, induce, grazie a un pianificato inganno mediatico, il popolo sovrano addirittura a cooperare all'autodistruzione delle proprie garanzie costituzionali.
Ma davvero pensano che la "Casta", invenzione dei media ordoliberisti al potere de facto, sia latitolare della potestà decisionale responsabile di questa crisi? O anche solo capace di concepirne strategie e strumenti di intervento?
La Casta è solo un piccolo esercito di "garzoni mandati dal droghiere (ordoliberista) a riscuotere i sospesi".
Allo stesso modo, la corruzione è l'aspetto "minore" dell'appropriazione della ricchezza e dei beni pubblici, laddove l'ordoliberismo ne predica l'eliminazione: cioè sia della corruzione, sia proprio, masistematicamente e non episodicamente (come accade nel caso della corruzione), della stessa titolarità popolare di beni e ricchezza pubblici. Per intestarli a pochi insospettabili al di sopra delle leggi. Che dominano spietati dall'alto delle "classifiche" della corruzione, da essi stessi create ad arte, moralistiche e manipolatorie, sovvertendo la sostanza della democrazia nei paesi democratici o che lottano per divenirlo.
Come un tempo era l'Italia.
E la vicenda Ucraina, nella sua brutale e plateale schematicità, dovrebbe far riflettere. Molto.
GIOCO SPORCO A KIEV
Era il 25 gennaio 1904 quando alla Royal Geographical Society venne presentato un articolo intitolato “The Geographical Pivot of History” (Il Perno geografico della Storia) destinato a provocare grande sensazione nella comunità scientifica per le acute e ardite analisi geopolitiche; HALFORD MACKINDER , stimato geografo e politico inglese, vi elaborava la teoria di HEARTLAND – nuovo nome dato alla zona centrale del continente Eurasia, corrispondente alla Russia e province limitrofe – secondo cui “chi controlla l'Europa orientale domina l'Heartland, chi controlla l'Heartland domina l'isola-mondo ( il blocco eurasiatico-africano), chi controlla l'isola-mondo domina il Mondo”.
Dalla Guerra Fredda fino alle ultime pseudo Rivoluzioni colorate nelle ex repubbliche sovietiche è questo il fil rouge della grande strategia che ispira i politologi e le amministrazioni statunitensi, dove i mantra di Mackinder hanno sempre avuto molti proseliti.
Continuatore delle idee dello studioso inglese è il famigerato politologo Zbigniew Brzezinski (Trilateral) che nel suo libro “La Grande Scacchiera” (1997)() scrive: “Gli Stati che meritano il più forte sostegno geopolitico americano sono l'Azerbaijan, l'Uzbekistan e l'Ucraina, in quanto tutti e tre sono pilastri geopolitici. Anzi è l'Ucraina lo Stato essenziale, in quanto influirà sull'evoluzione futura della Russia[...] Tra il 2005 e il 2010 l'Ucraina dovrà essere pronta per un confronto serio con la NATO. Dopo il 2010, il principale nucleo della sicurezza in Europa consisterà in Francia, Germania, Polonia e Ucraina”.
Questa volontà di integrare l'Ucraina è stata successivamente confermata nel 2007 dal Congressoamericano che ha approvato una risoluzione con la quale autorizza “l'aiuto USA per assistere l'Ucraina nella preparazione di una possibile adesione alla NATO” e da George Bush al vertice di Bucarest nel 2008, dichiarando di “offrire un 'forte sostegno' alla richiesta dell'Ucraina di ricevere dalla NATO un Piano d'azione per l'adesione”.
La principale strategia sottesa a queste nemmeno tanto velate pressioni su Kiev è legata all'indebolimento strategico della Russia; a tal proposito ci aiuta ancora Brzezinski: “Senza l'Ucraina, la Russia non è altro che una grande potenza asiatica. Se la Russia riprende il controllo dell'Ucraina, dei suoi 52 milioni di abitanti, delle ricchezze del sottosuolo e del suo accesso al Mar Nero, essa ritornerà ad essere una grande potenza che si estende su Europa e Asia”.
Ecco perché il vertice dell'Unione Europea per il Partenariato orientale tenutosi a Vilnius (Lituania) il 28 e 29 novembre scorsi, che era visto come una formalità, si è trasformato per Washington e Bruxelles in uno psicodramma; dei sei paesi invitati per firmare i protocolli relativi all'Accordo di Libero Scambio (DCFTA) solo due (Georgia e Moldavia) hanno firmato e l'Ucraina non è tra questi.
Qualche giorno prima il Primo Ministro ucraino Mykola Azarov aveva già anticipato che il suo paese non avrebbe firmato tale accordo e avrebbe invece rilanciato l'Unione Doganale Euroasiatica con la Russia e i paesi della CSI.
Dall'Occidente, come era lecito attendersi, sono arrivate reazioni grottesche alla decisione del presidente Yanukovich: JOSE' BARROSO (Pres. CE) “In Europa è finito il tempo della sovranità limitata (...???). Il veto di un altro Paese su un accordo bilaterale è inaccettabile per il diritto internazionale” ; CATHERINE ASHTON (capo diplomazia UE): “La porta dell'UE è aperta, è importante per noi e per loro che lo sia. Spero si vada avanti il più presto possibile, vogliamo una relazione forte con l'Ucraina”.
Piccola postilla: dato che l'UE brilla per democraticità e per un'alta considerazione delle opinioni altrui, fategli fare un bel referendum, possibilmente plurimo, fino all'inevitabile SI per sfinimento.
Anche l'Uomo dei Sogni euro-parnassiani Letta ha ammonito “a non fermare il riavvicinamento tra UE e Ucraina[...]congelare le relazioni sarebbe un errore storico”.
Fatto sta che per gli zombies con le stellette gialle la querelle non è ancora chiusa ed è tutto un blandire gli ucraini; PAT COX (ex presidente Europarlamento) : “Un accordo con l'UE è un'occasione unica di invertire il calo degli investimenti esteri diretti in Ucraina e dare slancio ai negoziati con il Fondo Monetario Internazionale” ;STEFAN FULE (comm.rio alla politica di vicinato) : “A mettere la grossa cifra per aiutare Kiev sarebbe l'FMI, con dietro il sostegno dell'UE”.
Si tratta di posizioni chiaramente faziose e abborracciate che mancano l'analisi reale del problema; i motivi sono soprattutto di natura economica, con la crisi del 2008 che ha colpito il Paese molto duramente; ( ) guardando i dettagli della transazione è chiaro perché Kiev non ha scelto di mettere volontariamente la testa nel cappio.
Mentre Bruxelles pretendeva dagli ucraini impegnative concessioni politico-economiche, non riteneva di fornire – di contro – nessuna garanzia finanziaria; ignorando la preoccupazione del governo ucraino per una perdita di 8 miliardi di dollari entro la fine di quest'anno, l'UE ha offerto all'Ucraina 1 miliardo di euro, cifra definita “ridicola” dal deputato polacco Pawel Zalewski, aggiungendo al postutto la (consueta) richiesta di diminuzione del deficit dai risvolti sociali potenzialmente letali.
“La posizione dell'FMI presentata nella lettera del 20 novembre è stata l'ultima goccia”, secondo il Primo Ministro Mykola Azarov.
Le dolorose condizioni di credito dettate dall'FMI avrebbero significato il raddoppio delle bollette, così come il congelamento degli stipendi.
“Abbiamo capito che non ci possiamo aspettare aiuto da nessuna parte, non possiamo lasciare la nostra gente senza salari e pensioni”, ha detto Azarov.
Inoltre se l'Ucraina diventasse una zona di libero scambio con l'UE, la Russia dovrebbe considerare la chiusura dei confini con il vicino per il timore di un'invasione di prodotti europei, non gravati dai dazi, sui mercati dell'Unione Doganale, rendendo necessaria l'introduzione di misure protezionistiche nei confronti di Kiev.
Le perdite dovute alle sanzioni si quantificherebbero in circa 15 miliardi di dollari, una mazzata per il Paese che nel “favorevolissimo” Accordo di Libero Scambio con l'UE vedrebbe esclusi proprio i prodotti agricoli, uno dei maggiori comparti destinati all'esportazione; nella UE l'Ucraina sarebbe condannata ad essere una seconda Grecia, mentre la sua collocazione storica nell'Eurasia la renderebbe un attore importante nel nuovo assetto geopolitico russo.
La commistione tra gas e politica è uno dei problemi del Paese. La Naftogaz, la società nazionale degli idrocarburi nonché la maggiore azienda del Paese, è fortemente indebitata con Gazprom, anche a causa di quei contratti sfavorevoli al Paese sottoscritti nel 2009 dalla Tymoshenko quando era ancora Primo Ministro: Kiev paga a Mosca prezzi esorbitanti per il suo gas (400 dollari ogni 1000 metri cubi), e a fine ottobre Gazprom ha richiesto alla controparte ucraina un pagamento di ben 882 milioni di dollari per le forniture di gas di agosto, portando così il debito della compagnia a 1,4 miliardi.
Il fallimento delle trattative tra l’Ucraina e l’FMI ha avuto senza dubbio un ruolo cruciale nell’allontanare Kiev da Bruxelles e nel riavvicinarla a Mosca. Un riposizionamento che ha già iniziato a dare i propri frutti: il 24 novembre, infatti, il Cremlino ha annunciato la propria disponibilità a una revisione dei termini dei contratti sul gas con l’Ucraina.
Accanto alle questioni del gas e dei debiti, va ricordata quella della bilancia commerciale del Paese.
Per la Russia un eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione Doganale rappresenterebbe senza dubbio un grande successo geopolitico e morale, ma dal punto di vista economico i benefici sono più limitati, sebbene consentirebbe al mercato eurasiatico una maggiore autosufficienza.
Assai cospicui sarebbero invece i vantaggi per l’Ucraina: secondo alcune stime, infatti, gli sconti sul gas, l’abolizione delle misure protettive e delle barriere tecniche e la rimozione delle tasse sulle esportazioni garantirebbe al Paese esteuropeo guadagni pari a 11-12 miliardi annui.
Ben diverso, invece, è il discorso nei riguardi dell’Accordo di Associazione con l’UE.
L’industria ucraina, malgrado il suo potenziale, non è competitiva con quella dei Paesi europei, e si prevede che la stipula dell’accordo provocherebbe un peggioramento del 5% della bilancia commerciale del Paese. L’impatto sarebbe particolarmente pesante nelle regioni orientali, polmone industriale del Paese nonché roccaforte elettorale di Yanukovich, e agli inizi di novembre Azarov ha dichiarato che il Paese necessiterebbe di 150-160 miliardi di euro per allineare agli standard europei l’industria nazionale.
Quali sono le reali motivazioni per l'interesse occidentale in Ucraina?
Oltre al già citato piano di accerchiamento strategico della Russia mediante l'uso di basi militari e postazioni missilistiche NATO, è il mercato ucraino ad essere uno dei bocconcini prelibati su cui si concentrano gli appetiti di numerosi “investitori” internazionali.
Come rivelano gli archivi resi pubblici da Wikileaks, nel 2006 l'ambasciatore USA in Ucraina aveva suggerito – per migliorare “il clima per gli investimenti” - che il paese dovesse piegarsi all'FMI, ridurre le spese statali, deregolamentare il mercato, riformare il sistema bancario e privatizzare i beni pubblici.
Ecco spiegata tutta questa uniformità di vedute tra Washington e Bruxelles: le ricette ordoliberiste sono sempre le stesse e l'Unione Europea avrebbe anche l'indiscutibile vantaggio di “allargare la base imponibile” su cui socializzare le perdite e una nuova massa di neo-mugik da sfruttare.
Un altro significativo dispaccio diplomatico 10KYIV278 del 2010 tratta del colloquio tenuto dall'ambasciatore USA a Kiev, John F. Tefft, con l'ex Ministro delle Finanze Viktor Pynzenyk, in cui quest'ultimo propone alcune “riforme” ritenute “indispensabili”: aumento dell'età pensionabile da 2 a 3 anni; soppressione dei prepensionamenti; triplicazione del prezzo del gas per le famiglie; aumento dei prezzi dell'elettricità del 40%; privatizzazione di tutte le miniere di carbone ecc.
Alla luce di queste informazioni non destano quindi nessuna sorpresa le “spontanee” proteste di questi giorni in Piazza Maidan a Kiev, con Nato e UE che soffiano sul fuoco .
La brusca reazione dei partner occidentali dopo il fallimento di Vilnius viene esacerbata da altri insuccessi.
A ottobre la costruzione del South Stream è stata avviata anche in Serbia e la Turchia ha aderito al progetto.
Inoltre il vertice Europa centro orientale-Cina tenutosi a Bucarest è ancora più irritante; il desiderio della Cina di discutere di investimenti con gli Stati dell'Europa centro-orientale bypassando Bruxelles ha gettato l'UE sull'orlo di una crisi di nervi.
Il commissario europeo Karel de Gucht ha dichiarato che la Cina pratica la tattica del “divide et impera”. Bruxelles ha emesso due direttive che precettano i 16 paesi della regione a concludere accordi economici separati con la Cina; l'azione non ha tuttavia sortito effetto alcuno, poiché tali Stati hanno firmato () un numero record di accordi, con molti politici che hanno colto l'occasione per rinfacciare a Bruxelles che la vuota retorica dei “valori europei” non è mai sostenuta da denaro reale. Questo è il risultato delle politiche di austerità: compressione dell'economia e “cinesizzazione” del lavoro che ha portato proprio la Cina, colei contro cui si vorrebbe rivaleggiare, nell'anticamera del “salotto buono” europeo.
Abbiamo testé accennato alle proteste di piazza dei filo-UE e alla loro opacità, vediamo chi sono i Tre Moschettieri che “amministrano” piazza Maidan: quello meno carismatico del trio è senza dubbio il tecnocrate Arseni Yatseniuk - ex Governatore della Banca Nazionale dell'Ucraina ed ex Ministro dell'Economia - leader del partito della Tymoshenko Unione Pan-Ucraina “Patria” che spera di ricompattare il popolo arancione dopo la diaspora degli ultimi anni; sul secondo gradino del podio abbiamoOleh Tiahnybok, leader del partito ultranazionalistico antisemita “Svoboda” (Libertà), i cui sostenitori sventolano la vecchia bandiera rossa e nera che era stata utilizzata dalle formazioni ucraine collaborazioniste di Stepan Bandera, dopo che la Germania nazionalsocialista aveva invaso l'Unione Sovietica nel 1941; la star indiscussa di questo accrocco é Vitalij Klitschko - l'ex pugile campione dei pesi massimi - leader del partito Udar (Alleanza democratica ucraina per le Riforme).
Nonostante egli sia un impubere politico, la sua indiscussa popolarità è la forza vincente su cui punta l'Occidente e la Germania per mettere le mani sull'Ucraina. Klitschko è praticamente “le garçon pipì” () della CDU e della Merkel, visto che il partito tedesco ammette apertamente che la sua Fondazione Konrad Adenauer ha “assegnato” a Klitschko il compito di creare un partito di destra in Ucraina, al fine di avere una stabile maggioranza pro-UE a Kiev. Durante un evento della Fondazione con Klitschko a Bruxelles, Elmar Brok della CDU tedesca, disse chiaramente perché Berlino ha un grande interesse sull’Ucraina. Dopo tutto, si tratta di “un Paese con grandi possibilità economiche“, con “una popolazione ben istruita” e “buoni prerequisiti agricoli".
Il Drang nach Osten si ripropone quindi sotto il “rassicurante” labaro blu del “partenariato d'asporto”, con la Germania che usa l'Unione Europea per esercitare pressioni sull'Ucraina affinché si integri nella sfera politica ed economica di Berlino in questa nuova “Unternehmen Barbarossa”.
Molte persone che attualmente guidano le proteste contro il governo ucraino provengono da quella classe sociale giovane, nazionalista ed animata da forti sentimenti anti-russi i cui orientamenti politici erano stati indirizzati verso tendenze anti-russe dalla miriade di Organizzazioni Non Governative (Open Society, Albert Einstein Institute, National Endownment for Democracy, Konrad Adeanuer Fondation, Friedrich Ebert Foundation ecc.) che nel 2004, alla vigilia della “rivoluzione arancione”, aveva fatto irruzione nello scenario ucraino acquistando giornali e canali televisivi in conformità alle direttive contenute all’interno del celeberrimo “manuale Sharp”.
E' interessante far notare, en passant, la variegata e garrula umanità che si accalca sul proscenio: si potrebbe ad esempio parlare del reclutamento di barboni e sfaccendati, dotati di una bella bandierina UE linda e pinta, “affittati” a chilometro “stile bike sharing”, costumanza già sperimentata nel 2004 e nel 2010 ; oppure discorrere amabilmente sulle profonde doti spirituali delle Femen - le “attiviste” come le definiscono i media €uroti– che urinano sulla foto di Yanukovich davanti all'ambasciata ucraina a Parigi, immortalate – per puro caso - dalle telecamere di mezzo mondo.
Del resto Guy Debord con la sua opera “La Società dello Spettacolo” - come anche Pier Paolo Pasolini– aveva intuito la metamorfosi e la trasformazione del mondo reale in immagini, lo “spettacolo” del vissuto che sarebbe diventato “la principale produzione della società postmoderna”; ad onta di ciò, è fondamentale per chi detiene le leve del comando - e intenda fare passare l'idea che in Ucraina ci sia un governo corrotto e non più nei suoi pieni poteri - innalzare il climax emotivo/mediatico, creando una saturazione di immagini e opinioni spacciate per verità irrecusabili.
Ecco subito servita la pozione manichea, da una parte i manifestanti pro-UE - i BUONI – dall'altra ilgovernanti ucraini - I CATTIVI- ; e allora “dagli all'untore” con la CNN che tratteggia - pro domo sua – scenari deamicisiani, dove “ i coraggiosi manifestanti sventolavano bandiere ucraine ed europee e cantavano l'inno nazionale davanti al Monastero dalle cupole dorate di San Michele, dove gruppi di manifestanti si sono ritirati in precedenza, dopo una carica della polizia antisommossa lasciando sette persone ferite e decine di arresti a Piazza Indipendenza[...]”; oppure il New York Times piuttosto che il Deutsche Welle; senza tacere le esternazioni surreali dello stolido e infaceto Van Rompuy sulle “inaccettabili pressioni esterne “ di Putin, quando l'Unione Europea è il non plus ultra in termini di lobbismo:per informazioni rivolgersi alla Turchia - evidentemente anche Van Rompuy ha una pagliuzza nell'occhio...
E' cosa ormai riportata dallo stesso circuito mainstream – sebbene magistralmente derubricata a mera filantropia e attivismo sociale - il coinvolgimento di personaggi e organizzazioni finanziarie riconducibili a Washington in queste pseudo-rivoluzioni; non è un mistero che dietro alla sollevazione dei serbi contro Milosevic ci siano Soros – con la sua Open Society e altre consorelle - e importanti settori del Dipartimento di Stato, agenzie para-governative come il National Endowment for Democracy e ONG finanziate dal Governo.
Nel caso dell'Ucraina, nel 2004 come adesso, si ritrova la stessa comunione d'intenti tra ONG finanziate dall'Occidente, mezzi di comunicazione e agit-prop; nelle elezioni di dieci anni fa le ONG hanno avuto un ruolo enorme nel delegittimare le elezioni, addirittura prima che queste avessero luogo. Non cessavano di parlare di frodi e brogli generalizzati; le manifestazioni di piazza che si scatenarono dopo il secondo ballottaggio vinto da Yanukovich si fondavano su una campagna mediatica che si era innescata ben prima dello spoglio del secondo turno; la principale ONG responsabile di queste accuse, il Comitato degli elettori dell'Ucraina, è stata finanziata, tra gli altri dal National Democratic Institute e aveva i suoi uffici ornati dalle fotografie di Madeleine Albright.
Con la pressione emotiva della piazza, l'uso sapiente di sondaggi artefatti e il caravanserraglio mondialista che bussava alla porta, le elezioni furono invalidate dalla magistratura e fatte ripetere; lo sfidante Yushenko (ex presidente della Banca centrale ucraina) vinse la contesa con il 51,99% dei voti; il neo-vincitore era l'uomo su cui puntava l'Occidente, come rivela il rapporto n°RL32845 intitolato “Rivoluzione Arancione in Ucraina e politica degli Stati Uniti” reso pubblico da Julian Assange; nel rapporto firmato da Steven Woehrel (delegato per gli affari europei) e inviato al Congresso americano nel luglio 2005; in esso si ricorda che Yushenko ha promesso riforme liberiste, legami più stretti con Unione Europea, NATO e USA; di sostituire gli interessi dell'occidente a quelli russi, attraverso le privatizzazioni dei grandi complessi industriali del bacino carbonifero Donbass, come le grandi acciaierie Kryvrizhstal, nonché aprirsi ad un'economia di mercato, a una zona di libero scambio con l'UE e, infine, aderire alla NATO.
L'attuale Primo Ministro Azarov ha detto agli ambasciatori occidentali: “Sappiamo che un piano è stato preparato per occupare il Parlamento... questo è il segnale di un golpe...Siamo molto pazienti, ma vogliamo che i nostri partner non credano che gli sia permesso tutto”; in effetti il comportamento della polizia è stato responsabile, considerando le intimidazioni da parte degli squadristi di “Svoboda” che hanno occupato sedi istituzionali, inscenando scorribande metropolitane addirittura con un bulldozer.
A ben guardare, l'ipotesi di un colpo di Stato “mascherato“ è un'eventualità tutt'altro che peregrina; giàCurzio Malaparte nel 1931 in “Tecnica di un colpo di Stato” forniva le linee guida in proposito, arrivando ad affermare – come Trotzkij – che un cambio di regime può essere promosso in qualsiasi paese, incluse le nostre democrazie europee, a condizione che ci sia un numero sufficientemente determinato di uomini intenzionati a porlo in essere.
Il controllo dei media durante il cambio di regime è di fondamentale importanza per creare una percezione virtuale degli accadimenti; le notizie dei fatti principali, spesso dissimulate da un'apparente diversificazione delle fonti, in realtà nascono e si propagano da un'esigua e molto spesso unica fonte che si “autoalimenta” e “autorinforza” ad ogni successivo passaggio, fino a diventare realtà fattuale e incontrovertibile.
I moderni sistemi di condizionamento devono moltissimo a Willi Munzenberg , figura semisconosciuta ma forse ancora più importante di Joseph Goebbels; uno dei punti precipui mutuato dalla “dottrina Munzenberg” consiste nel creare una rete di giornalisti-opinionisti per diffondere le idee funzionali al Nuovo Ordine, “arruolando” star del jet set ed intellettuali più o meno organici per rafforzare la “matrice”, tutti elementi di primaria importanza per la manipolazione delle opinioni nell'odierno Nuovo Ordine Mondiale: a tal guisa basti ricordare, ad esempio, gli innumerevoli e pressanti appelli di rockstars anglofone o celebrità di Hollywood per sostenere leader politici esteri “very fashionable”, con la proposizione “diritti umani” brandita come una spada, sovente a sproposito.
La famosa “esportazione” della democrazia trova negli USA e nella tecnocrazia europea – diretta espressione delle ferali dottrine liberiste d'oltreoceano – i due principali centri di irradiamento globale, spesso con il pretestuoso “ombrello NATO” come copertura; molti studiosi e politici statunitensi, sia dem che neocon, hanno postulato una visione messianica, financo trascendentale, del destino imperiale degli USA, nella convinzione di essere il paese “faro di civiltà”: detto per inciso questa è la tesi utilizzata - tra gli altri- da BEN WATTEMBERG, che nel suo libro “The First Universal Nation” sostiene che gli Stati Uniti posseggano un diritto particolare all'egemonia mondiale, e da ROBERT D. KAPLAN (direttore economico della società privata di intelligence “Stratfor”) che, nel saggio “Supremacy by Stealth(http://www.theatlantic.com/past/docs/issues/2003/07/kaplan.htm) pubblicato nel 2003, propugna il ricorso alle operazioni segrete, alla costruzione dell'opinione pubblica e all'uso dell'esercito USA per “promuovere la democrazia” nel mondo.
Un libro fondamentale e per certi versi profetico è “La Subversion”, scritto nel 1971 dallo psicosociologo francese ROGER MUCCHIELLI ; in esso lo studioso transalpino descrive come nel mondo postmoderno la strategia più efficace sia quella di annegare la verità in un mare di informazioni, una dialettica complessa per infiltrare informazioni distorte e fuorvianti che appaiono autentiche.
Secondo Mucchielli il sistema si è talmente affinato che si può conquistare un paese senza attaccarlo fisicamente, facendo ricorso ad agenti interni che condizionano l'opinione pubblica, come false organizzazioni non governative ONG o “organizzazioni di facciata” per provocare un cambiamento politico all'interno di un altro paese; un'altra lungimirante intuizione di Mucchielli è l'aver capito che non sono le circostanze “oggettive”che procurano il successo o il fallimento di una rivoluzione, bensì la percezione di questa circostanza creata dalla manipolazione mediatica e che un putsch è sempre il frutto dell'azione di un gruppo ristretto e ben organizzato di cospiratori, laddove invece se ne presenta il risultato come il prodotto di movimenti di massa.
Sulla scorta degli studi sulla psicologia delle masse e con l'avvento di Internet, telefoni satellitari e computer portatili, l'arte della sedizione occulta ha fatto un ulteriore salto di qualità.
Uno dei massimi esperti mondiali nell'uso combinato di tecnologie hi-tech con l'ausilio di movimenti giovanili è Peter Ackerman (Board of Directors nel Council on Foreign Relations), che nel suo libro “Strategic Nonviolent Conflict” del 1994 riprende alcuni lavori precedenti e li attualizza; la strategia ideale (non guerreggiata) vede l'applicazione civile della “Revolution in Military Affairs” dell'ex segretario di Stato Donald Rumsfeld, dove piccoli gruppi di soldati – collegati in “tempo reale” con caschi hi-tech, dotati di schermi - sanno esattamente la posizione di ciascuna unità rispetto all'ambiente in cui operano:bande di giovani con telefoni cellulari Gps e computer portatili che “sciamano” all'unisono verso obiettivi predefiniti sono la ovvia applicazione civile.
Ackerman ha inoltre focalizzato l'attenzione sulle pulsioni adolescenziali, intrinsecamente ribelli e sovversive, dando nuova linfa agli studi del dott. Fred Emery, il direttore del Tavistock Institute, che nel 1967 studiò la potenziale efficacia della rabbia giovanile in un colpo di stato postmoderno nonché gli “effetti ipnotici” della televisione sugli “sciami di adolescenti”.
Il 20 novembre, un deputato ucraino del Partito delle Regioni, Oleg Tsarev, ha dichiarato: “Sono stato contattato da attivisti dell'organizzazione non governativa Volya che mi ha fornito solide prove che dimostrano che l'ambasciata degli Stati Uniti sta portando avanti un progetto dal nome in codice 'TECHCAMP' che mira a fomentare una guerra civile in Ucraina.
Il progetto Techcamp prevede presumibilmente la formazione di esperti delle agenzie statali in 'guerre di propaganda' e strumenti di ricatto mediatici, come pure potenziali rivoluzionari che organizzeranno proteste per rovesciare il governo. La campagna è gestita sotto l'egida dell'ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey R. Pyatt. I tirocinanti Techcamp sono tutti impegnati attivamente in attività sovversive in Ucraina, reclutando persone affini che hanno il compito di organizzare sommosse di massa, provocazioni e manifestazioni di protesta promettendo il supporto degli Stati Uniti”.
Il progetto Techcamp, pensato dall'ex Segretario di Stato Hillary Clinton, è una costola di un programma a largo raggio che va sotto il nome pomposo di “Civil Society: Supporting Democracy in the 21st Century”, gestito dal Dipartimento di Stato americano: che la dichiarazione del deputato ucraino non sia la boutade di uno squinternato complottista lo si evince da questo articolo di Bloomberg, in cui si parla candidamente di “sovversione”, con Microsoft e i due social network statunitensi pronti ad “esportare” la democrazia attraverso il cyberspazio.
Non è una novità che si voglia arrivare a un ”Lybian scenario”, una “balcanizzazione” dell'Ucraina con due paesi in uno: da una parte la zona industriale, quella filorussa delle aree operaie, dall'altra quellacontadina, cattolica e filoccidentale di Lvov.
Una delle condizioni che la UE aveva posto all'Ucraina per la sottoscrizione dell'accordo era legata alla liberazione di Yulia Tymoshenko - la “pasionaria”, come viene definita dai nostri formidabili giornalisti (Dolores Ibarurri si rivolterà nella tomba) – la protagonista, con Yushenko, della Rivoluzione Arancione del 2004.
La narrazione favolistica della Tymoshenko (nata Yulia Volodymyrivna Hrihyan) perseguitata politica è per l'appunto una “favola”; la venusta e diafana Yulia è in realtà la combinazione tra una feroce volontà di affermazione unita ad uno spasmodico desiderio di potere e denaro, il tutto agevolato da un sapiente uso dei media e da un indubbio e consapevole ascendente verso gli uomini, specie quelli potenti.
La fortuna della famiglia Tymoshenko – Yulia, il marito Oleksandr e il suocero Gennadi – arriva con l'era delle privatizzazioni seguite al crollo dell'Unione Sovietica.
Con la ritrovata indipendenza nazionale del 1991, il ricco mercato dei combustibili fossili offre alle persone più scaltre ed intraprendenti enormi possibilità di arricchimento; tutto ha inizio con la fondazione della Korporacija Ukrainskij Benzin (KUB) – nella quale la famiglia di Dnipropetrovsk investe i proventi derivati dalla esportazione di metalli - la prima di molte compagnie con intrecci nebulosi; la KUB fu registrata a Cipro – paradiso fiscale – l'8 ottobre del 1992 come una joint venture ucraino-cipriota con la Somolli Enterprises Ltd, con l'85% delle azioni di quest'ultima nel “portafoglio” KUB.
Gli affari vanno piuttosto bene e in poco tempo l'azienda arriva ad ottenere il monopolio nella fornitura di prodotti petroliferi al settore agrario di Dnipropetrovsk , merito soprattutto dei buoni uffici di Pavlo Lazarenko, l'allora capo del Dipartimento dell'Agricoltura in quella città; nel frattempo la stella politica di Lazarenko comincia a brillare anche a livello nazionale e il presidente ucraino Leonid Kuchma lo chiama a Kiev, dove diventa il primo viceministro dell'Ucraina con delega all'energia.
La Tymoshenko, con la quale egli intrattiene una relazione clandestina, viene chiamata nella capitale dove il 20 novembre 1995 fonda la UESU (United Energy Systems of Ukraine), una nuova società nata dalla riorganizzazione della KUB; Yulia ne diventa a 36 anni il presidente e con il supporto del “padrino” Pavlo la UESU arriva a controllare, a fine 1996, il 25% dell'economia ucraina: l'espansione della società include 20 entità industriali, istituti di ricerca, la compagnia aerea EES e due banche – Pivdencombank e Slovyansky; uno “Stato nello Stato”, come scrive il quotidiano ucraino “Izvestia”.
Sono gli anni in cui Yulia Timoshenko diventa la “principessa del gas” per le accuse di aver stoccato enormi quantità di metano, facendo aumentare le tasse sulla risorsa e ricavandone notevoli profitti; le fotografie del tempo ce la mostrano con il piglio di una donna in carriera, vestita con tailleur occidentali e telefonino d'ordinanza ma i primi scandali appaiono all'orizzonte: il 13 febbraio 2001 viene arrestata insieme al marito con l'accusa di aver pagato tangenti a Lazarenko per 86,88 milioni di dollari in cambio del monopolio del gas: scarcerata dopo alcune settimane, tutto passerà in cavalleria con la Rivoluzione Arancione che la consacrerà eroina nazionale e le consegnerà il suo primo incarico come premier, con nuovi look e acconciatura stile “contadinotta ruspante” ucraina.
Anche la stella di Lazarenko - che era diventato Primo Ministro nel 1996 – comincia ad affievolirsi; un'indagine della corte del distretto settentrionale della California Divisione di San Francisco porta alla luce un alto livello di corruzione finalizzato al trasferimento di centinaia di milioni di dollari (destinati alla RAO GAZPROM, quali pagamento per le forniture di gas) a conti cifrati su banche offshore: dal dicembre 1995 fino al 1997 la UESU riceve forniture di gas naturale da RAO Gazprom, trasferendodolosamente - ad inizio gennaio 1996 - i pagamenti degli utenti ucraini a conti esteri appartenenti alla United Energy International Ltd (UEIL), una consociata all'85% di UESU e fondata a Londra il 17 ottobre 1995 da un cittadino turco – Ercument Aksoy - alle dipendenze della Tymoshenko.
Tra l'8 aprile e il 31 dicembre 1996 anziché pagare le forniture di gas russe, la UEIL (controllata da Tymoshenko) trasferisce approssimativamente $140,000,000 alla Somolli Enterprises (controllata da Tymoshenko), che nel periodo aprile 1996-giugno1997 ne sposta $97,000,000 a conti cifrati in Svizzera, Polonia e Stati Uniti - compresi $13,000,000 in un account cifrato alla Pacific Bank a San Francisco - tutti intestati a Peter Kiritchenko (prestanome di Lazarenko): a questo punto il cerchio si chiude con ilpassaggio di più di $120,000,000 dai conti di Kiritchenko a quelli di Lazarenko in Svizzera e Antigua.
Il 1° luglio 1997, il presidente ucraino Kuchma, sotto le forti pressioni occidentali – solleva dall'incarico Lazarenko che, dopo alterne vicende, viene arrestato negli Stati Uniti e condannato nel 2006 a nove anni di prigione per riciclaggio ed estorsione; per queste vicende l'Interpol ha emesso anche per la Tymoshenko un mandato di cattura che risulta sospeso per lo status di immunità.
I procedimenti giudiziari a suo carico ora si intensificano; nella primavera del 2010 è stato aperto un procedimento per l'appropriazione indebita di 480 milioni di euro, spettanti allo Stato per la vendita di quote ucraine di emissioni di gas a effetto serra; nel gennaio 2011 si cambia e il reato contestato è l'abuso d'ufficio, relativo all'acquisto – con fondi statali – di ambulanze a prezzo maggiorato, fino ad arrivare al 24 maggio 2011: la Procura Generale la accusa di abuso di potere e d'ufficio in occasione della stipula dei contratti per l'acquisto del gas dalla Russia.
Questo processo si è concluso con la condanna a 7 anni di reclusione e al risarcimento di 1,5 miliardi di grivnie per i danni provocati allo Stato: le motivazioni della sentenza sono gravi perché la Tymoshenko, comprando il gas a prezzi poco vantaggiosi, avrebbe “usato la sua autorità a fini criminali, commettendo atti che hanno oltrepassato chiaramente i suoi diritti e il suo potere”, provocando un danno all'Ucraina per 130 milioni di euro; la condanna è stata confermata anche in appello il 29 agosto 2012, diventandodefinitiva.
La Tymoshenko, spalleggiata da Unione Europea e Stati Uniti, ha sempre considerato la sentenza come “politica” ed ha presentato un ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo che ha giudicato “illegale e arbitraria” la detenzione; la detenzione - si badi bene - non la sentenza.
Infatti le motivazioni della Corte di Strasburgo riguardano solo l'opportunità del fermo coatto.
Qualche mese prima del verdetto della corte europea, un'indagine indipendente condotta per sei mesi dal prestigioso studio legale statunitense ”Skadden, Arps, Slate, Meagher and Flom”, con uno staff guidato da un partner dello studio - l'avvocato Gregory Craig, ex consulente della Casa Bianca – aveva esaminato tutto il materiale relativo al processo e intervistato tutti i protagonisti del processo, dal giudice ai testimoni, dall'accusa alla difesa, inclusa la Tymoshenko: il rapporto finale è stato sostanzialmente in linea con quello che, da lì a qualche mese, scriveranno i giudici europei, riconoscendo che ci sono state alcune violazioni del diritto alla difesa, ma non tali da ribaltare la sentenza, fondata su “supporti probatori” e “non politicamente motivata”.
Ma l'accusa più grave che la Tymoshenko si trova ora ad affrontare riguarda il suo coinvolgimentonell'uccisione del deputato Yevhen Sherban; nel novembre del 1996 Sherban, governatore di Donetsk e uno degli esponenti di spicco del clan locale, fu assassinato con la moglie all'aeroporto del capoluogo del Donbass da un commando mascherato; secondo gli osservatori il fatto risaliva alla guerra per il controllo del gas tra il clan di Donetsk e quello emergente di Dnipropetrovsk, guidato allora dall'ex premier Pavlo Lazarenko e Yulia Tymoshenko: Sherban avrebbe intralciato il piano per rendere la UESU l'unico fornitore nella regione industriale di Donetsk e così si decise di eliminarlo; il Procuratore Generale Viktor Pshonka ha dichiarato che su conti bancari riconducibili a Tymoshenko e Lazarenko sarebbero transitati i soldi per pagare i killer, un totale di 2,82 milioni di dollari.
“Un dì, quando le Veneri il tempo avrà fugate[...]” dice Germont a Violetta ne “La Traviata”: anche per Yulia il tempo è passato, e la bellezza che ne aveva contraddistinto l'ascesa economica e politica sopravvive solo sulle foto dei patetici striscioni che i suoi supporters continuano imperterriti a mostrare ai reporter occidentali; tra uno sciopero della fame e un appello alla sollevazione, sembra che la sua parabola politica sia terminata, Panta Rei, Yulia.
Oggi il nuovo cavallo su cui punta l'Occidente è Klitschko, invitato – leader in pectore – alleconsultazioni UE a Bruxelles il 19 e 20 dicembre; la proposta, va da sé, è partita da Angela Merkel, con cui si incontrerà fuori dal summit. Dopo le caute dichiarazioni iniziali, l'Unione Europea e gli USA hanno gettato la maschera e sono cominciati a decollare gli infodroni (copyleft Fiorenzo Fraioli) per mettere sotto pressione l'Ucraina; “questo matrimonio s'ha da fare”, costi quel che costi, e così Carl Bildt, Ministro degli Esteri svedese ha dichiarato: “Penso che le forze della modernizzazione e della democratizzazione stiano diventando forti in questa società, abbiamo alcuni venti contrari, che soffiano più forte al momento, ma non ho dubbi che il vento dell'Occidente avrà la meglio”.
Ancora più esplicita l'assistente del Segretario di Stato, Victoria Nuland, che ha affermato che le autorità del Paese devono scegliere se ”soddisfare le aspettative della gente” o “deluderle e rischiare di far sprofondare il Paese nel caos e nella violenza”, per continuare con una petizione sul sito della Casa Bianca per imporre sanzioni personali al presidente Yanukovich e al Gabinetto dei Ministri, rei di ”negare il diritto al popolo ucraino di avvicinarsi alla civiltà occidentale”.
La stampa e i media internazionali, “imbeccati” a dovere, stanno presentando la protesta di non più di 250mila persone - nella migliore delle ipotesi - come la sollevazione di una intera nazione, denunciando le interferenze della Russia, senza accennare minimamente alle pervasive ingerenze di politici occidentali, con il segretario generale OSCE Lamberto Zannier e il capo diplomazia tedescoGuido Westerwelle immortalati - come se fosse la cosa più naturale del mondo - in piazza con i manifestanti.
Ma è del tutto anomalo che due personalità politiche straniere, in oggettivo conflitto di interesse - ed i cui rispettivi ruoli istituzionali, soprattutto nel caso del Segretario OSCE, imporrebbero comportamenti super partes - possano interferire nella legittima decisione di uno Stato sovrano di non aderire ad un accordo economico internazionale giudicato - a ragione - svantaggioso e di flirtare pubblicamente con gli esponenti dell'opposizione ucraina. I quali vogliono le dimissioni - costituzionalmente immotivate - di Yanukovich e dell'esecutivo, quando il Parlamento - nel pieno delle sue legittime funzioni – gli ha confermata la fiducia.
Immaginiamoci se in Potsdamer Platz a Berlino - ad un'ipotetica manifestazione per l'uscita della Germania dall'euro, organizzata da un' Alternative fur Deutschland al 15/20% - si presentassero Cameron, Le Pen e Putin a fianco dei manifestanti, chiedendo a gran voce le dimissioni di Angela Merkel: quali sarebbero le reazioni?
E' assai probabile che le dichiarazioni oscillerebbero tra “fatto di gravità inaudita” e “populismo”, perché le altrui manifestazioni sono per definizione “populiste”, soprattutto quando si vuole uscire dal lager dell'Euro.
Resta il fatto che l'Ucraina non ha molto margine di manovra - con le riserve in valuta estera in crollo verticale e i CDS sul debito oltre i mille punti - i rendimenti sui titoli di Stato hanno raggiunto il 13%, e con la valuta nazionale (la hrivnja, che è legata al dollaro USA a un cambio fisso) assai debole, un bell'attacco speculativo sulla divisa nazionale potrebbe ricondurre il recalcitrante Yanukhovic a ben più miti consigli.
Consapevole di trovarsi in una situazione delicata il presidente - mentre la piazza si accendeva - è volatoin Cina e a Mosca per negoziati bilaterali, tornando da Pechino con una proposta per un prestito cinese di 10 miliardi di dollari, rispetto ai 5 che il FMI offre all’Ucraina in cambio di condizioni difficili e soprattutto inapplicabili a due anni dalle elezioni presidenziali. Mosca è tornata a offrire unnuovo accordo sul prezzo del gas, ma anche un prestito iniziale di 5 miliardi di dollari oltre ad ulteriori 15 miliardi in futuro.
E’ possibile che, nonostante la ventilata possibilità di firmare l'intesa con Bruxelles, la strategia di Viktor Yanukovich sia attualmente tenere (fino al 2015?) una posizione neutrale tra Bruxelles e Mosca, mentre costruisce l’integrazione bilaterale interstatale.
E' notizia di oggi, riportata dal quotidiano tedesco “Bild Zeitung”, che Mosca avrebbe installate batterie di missili a corto raggio Iskander-M per testate convenzionali ed atomiche al confine con l'Unione Europea; il quotidiano tedesco ricollega questa decisione della Russia al progetto di scudo anti-missile in Europa. Ciò deve costituire un severo ammonimento per gli scellerati epigoni di Brzezinski. Chi pensava di occupare l'Ucraina per installarvi missili e accerchiare la Russia ha fatto male i suoi conti: Putin non è certo il tipo da farsi prendere per il naso con le pagliacciate di piazza Maidan...
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