contro il NWO

dopo tanti anni di studio e di indagine su più svariati argomenti sono sempre più convinto che sia tutto collegato e che niente, o quasi, è lasciato al caso.
Tutto è collegato semplicemente perchè tutti gli eventi hanno una loro importanza, e anche alcuni apparentemente poco significanti ai nostri occhi, sono determinanti nel quadro generale.
Non è facile capire questo mondo, nè tantomeno da spiegare.
Non è facile immaginare un mondo dominato da elites malvagie stratificate a tutti livelli e in tutte le posizioni di comando, che stanno mettendo in atto un piano criminale di dominio globale pianificato da tanto tempo......
ancora meno facile è accettarlo mentalmente......eppure purtroppo è proprio così, anche se ogni mattina vorrei risvegliarmi pensando di aver fatto solo un brutto sogno e che il mondo è esattamente rimasto a come lo immaginavo quando ero ragazzo......
il piano criminale è entrato nella fase finale e sicuramente cruciale della sua realizzazione, che viene definita dai suoi stessi ideatori NWO, che sta per new order world, nuovo ordine mondiale.......
ma ha radici lontane, dove partono sinceramente non lo so.....
noi nel nostro piccolo possiamo solo coglierne segni - e sono tanti - e dopo un pò, quando i segni sono tanti cominciare a collegarli per riuscire ad avere un quadro d'assieme.

martedì 11 marzo 2014

Non vale una Lira

Direttamente dal sito del prof. Bagnai, uno dei nostri fari nel percorso che stiamo facendo, la promozione di un libro interessante di Mario Giordano, un altro libro che cerca di metterea nudo l'inutilità dell'Europa unita.
Non vale una lira
Oggi esce Non vale una lira - Euro sprechi, follie: così l'Europa ci affama, dello stesso autore di L'Unione fa la truffa (2001), Mario Giordano. I servizi segreti di Goofynomics, infiltrati behind enemy lines, mi avevano procurato in ampio anticipo una copia del testo (in realtà me l'aveva mandata Giordano, però un po' di complottismo risveglierà la vostra attenzione).

Il nuovo testo è decisamente più ricco di sfaccettature del precedente.

Intanto, Non vale una lira riprende e arricchisce il tema portante di L'Unione fa la truffa: la descrizione dell'elefantiaca e farraginosa burocrazia europea, espressione di un delirio statalista di impianto sovietico, posta a servizio di un soggetto politico (la cosidetta "Europa", in realtà Unione Europea), inesistente nei consessi internazionali (come Giordano ricorda con impietosa ferocia), e del tutto latente dalla coscienza civile dei suoi ipotetici cittadini.

L'analogia fra URSS e UE (anzi: EURSS) non è poi così forzata e ha, a mio avviso, una matrice profonda, facilmente intuibile da chiunque abbia rudimenti minimi di economia. Nel momento in cui si impedisce al mercato più importante, quello della valuta, di funzionare, cioè di "prezzare" ogni valuta in modo compatibile col "peso" della rispettiva economia, si creano tali e tanti squilibri da rendere inevitabili interventi correttivi dello Stato. Il disegno dell'Eurozona è questo, chiaro e confessato dai suoi stessi proponenti: creare, tramite l'imposizione di una moneta unica a paesi diversi, squilibri tali da imporre ai cittadini l'accettazione di un progetto accentratore, statalista, astorico e antidemocratico: il fatidico "più Europa".

Giordano è molto abile nel colpire la fantasia del lettore con la descrizione dell'esilarante stillicidio di erogazioni insensate e di normative assurde che da questo super-stato in fieri già promanano. Se si tirano le somme, si vede che le cifre disperse a pioggia raggiungono un totale non disprezzabile, in cambio di un ritorno pressoché nullo. E la prima cosa che viene da domandarsi è: ma perché mai i suoi colleghi che della lotta alla casta e ai suoi sprechi hanno fatto una bandiera (e una comoda fonte di prestigio e reddito) difendono con tanto accanimento la madre di tutti gli sprechi? Al di là di ipotesi complottistiche di dubbia intelligenza, credo che il motivo sia di ordine ideologico: una generazione intera di ottimi giornalisti ha accettato in modo supino l'idea dei Giavazzi, dei Padoa Schioppa, degli Scalfari, secondo cui, dato che gli italiani sono incapaci di governarsi (per assioma), le regole europee, e in particolare gli accordi di cambio con un paese a valuta forte come la Germania, li avrebbero costretti a "moralizzarsi", a "darsi una regolata". Mettendo un po' più in alto l'asticella della competitività, le imprese italiane sarebbero dovute diventare più competitive. Posti di fronte all'alternativa della disoccupazione, i lavoratori italiani avrebbero dovuto moderare le proprie pretese salariali.

Questo preteso impatto moralizzatore dell'Europa sul tessuto economico e politico del nostro paese non c'è stato perché non ci poteva essere. Sfuggiva, ai Soloni sopra citati, un dato ovvio: la moneta unica, in quanto veicolo di integrazione finanziaria, rendeva più facile, non più difficile, indebitarsi, per tutti gli operatori (pubblici e soprattutto privati) del Sud Europa, soprattutto in un momento nel quale i loro redditi venivano decurtati in termini reali.

I Giavazzi, i Padoa Schioppa, gli Scalfari ritenevano che un sistema dove indebitarsi è più facile avrebbe ridotto il ricorso al debito. Geniale, vero? I risultati si sono visti.

Ma soprattutto l'impatto moralizzatore dell'Europa non poteva esserci perché l'Europa non è più "morale" di noi. Con grande opportunità e precisione Giordano smonta i luoghi comuni autorazzisti che la generazione dei Soloni ci ha inculcato, per distruggere la nostra coscienza nazionale, nel momento stesso in cui ne lamentava la mancanza. Ad esempio, Giordano documenta che non siamo noi i soli a non utilizzare i tanto decantati "Fondi strutturali europei": altri paesi hanno ritardi comparabili o superiori, e, soprattutto, quando usano questi fondi non ne fanno un impiego molto più produttivo del nostro. Il contributo comunitario alla sagra del castrato vale quanto quello al Festival del fuoco organizzato in Inghilterra (anche se, magari, nel primo caso le braci un'utilità ce l'hanno).

E naturalmente il pesce puzza dalla testa. L'immane spreco di risorse determinato dalla doppia (anzi tripla) sede del Parlamento Europeo, conseguenza dell'opposizione nazionalistica della Francia, che desidera mantenere a Strasburgo le riunioni plenarie, è molto opportunamente ricordata nel testo, insieme al cinismo con il quale un'intera classe dirigente difende i propri privilegi mentre ordina ai suoi sottoposti la macerazione della carne.

Di tutti questi infiniti fatti, che messi in fila fanno una bella cifra, in Italia naturalmente non si parla, perché non se ne deve parlare.


Se il discorso finisse qui, sarebbe tutto sommato sterile: la solita chiamata agli scudi "anti casta", strumentalizzabile in senso ortottero in funzione di un messaggio antipolitico di corto respiro. Ma l'analisi di Giordano non si esaurisce a livello aneddotico (livello, aggiungo, da non disprezzare, perché se è pur vero che le foglie non devono nasconderci l'albero, è anche vero che l'albero si riconosce soprattutto dalle foglie).

Con grande semplicità, Giordano tronca alla radice i luoghi comuni che maggiore impatto hanno sulle menti meno scaltrite, a cominciare dal primo, quello che "l'Europa ci ha dato la pace" (e quindi, come dire, tanti suicidi sono il biglietto da pagare per evitare un numero maggiore di vittime). Ma, si chiede Giordano "Davvero esiste una relazione causale fra le grandi organizzazioni sovranazionali e la cessazione dei conflitti? E se è così, come si spiegano le guerre che nella storia hanno visto protagonisti i grandi imperi (da quello austroungarico a quello ottomano, dall’Urss agli Usa) sia all’esterno sia al loro interno?" La risposta la sappiamo: non è perché hanno firmato un pezzo di carta che gli uomini smettono di combattersi, ma è perché hanno smesso di combattersi che firmano un pezzo di carta. Oggi l'euro è fonte di tensioni, è nemico della pace in Europa, e questo Giordano lo vede e lo afferma con grande precisione. Ci permettiamo di sintetizzare così il suo messaggio: il disegno europeo è quello del superamento dei rischi di nazionalismo tramite la certezza dell'imperialismo. Non è difficile intuire a cosa porterà.

"Ogni generazione ha avuto la sua guerra mondiale. Noi abbiamo avuto l’euro".

Questo l'incipit del suo testo, un incipit forte, ma diventa ogni giorno più plausibile. Nulla servono a nascondere questa realtà i non-argomenti euristi. Ha gioco facile Giordano nel mettere in evidenza la natura scioccamente fideista, la vacuità strutturale delle argomentazioni euriste, che si defilano sistematicamente dal confronto coi fatti, salvo ricorrere a suggestive evocazioni di precedenti storici del tutto scorrelati dalle dinamiche attuali (l'Argentina, Weimar...). L'ignoranza dei più basilari principi di economia trasuda da ogni argomento a favore, e non ci sarebbe nemmeno bisogno (anche se male non fa) di ricorrere all'auctoritas dei tanti economisti che dalle cattedre più prestigiose del mondo hanno definitivamente condannato questo esperimento. Ai cittadini è stato prima suggerito e poi imposto di non fidarsi della propria percezione, ma questo gioco non potrà durare.

È anche estremamente efficace la distruzione che Giordano fa, nella seconda parte del libro, del mito del "più Europa". L'Europa ha già iniziato la propria ritirata, commenta Giordano ricordando una serie di decisioni che di fatto limitano o negano la libertà di circolazione dei cittadini europei all'interno dell'Eurozona (inibendo la mobilità del lavoro, che, già minima in Europa, sarebbe tuttavia la valvola di sfogo che la teoria economica prevede in caso di unioni monetarie infelici)! La moneta non ha creato lo Stato, e in fondo è meglio così: c'è da tremare pensando a cosa sarebbe in grado di fare uno Stato europeo i cui membri sono divisi su tutto, soprattutto in politica estera, come molto opportunamente Giordano ci ricorda.

Bene: ora la buona creanza vorrebbe che io trovassi qualche difetto nel testo, per equilibrare questo panegirico. Ci sarebbe un modo molto semplice (e molto sleale) per farlo, quello che è stato applicato, per esempio, al mio, di testo: valutarlo in funzione di un modello di lettore "ideale", opportunamente scelto dal recensore in modo da evidenziare l'incapacità del libro di rivolgersi ad esso! Certo, Non vale una lira non sarà mai adottato come testo universitario, e naturalmente non sarà mai letto da un piddino, essendo stato scritto da un giornalista di provenienza Mediaset. Personalmente tendo a vedere in questi due limiti dei vantaggi, ma questa è una mia opinione.

E allora chiuderò con due ringraziamenti a Mario Giordano.

Il primo è per aver capito quali sono state le motivazioni che mi hanno spinto a scrivere il mio libro.

Il secondo è per avermi segnalato la presenza di Mister Una Proposta. Mal comune, mezzo gaudio. Ho avuto anch'io il mio Mister Una Proposta: si chiamava Mister Gesto Eclatante.

E, così come il tuo Mister Una Proposta di proposte non ne ha mai fatte, caro Mario, così il mio Mister Gesto Eclatante non ha mai fatto, appunto, un gesto eclatante, nonostante io, com'è noto, una proposta gliel'avessi fatta: "Guardi, dall'altra parte della strada c'è un distributore: lei vada lì e si dia fuoco, che noi la filmiamo col telefonino e la mettiamo su Youtube".

Non è con i "gesti eclatanti" e con le "proposte" che si cambieranno le cose, ma diffondendo il più possibile una visione equilibrata della realtà. Il testo di Mario Giordano contribuisce a questo scopo con molta efficacia e con na rara coerenza fra mezzi e fini divulgativi.

Regalatelo a quelli che amate (inclusi i presenti).

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